Casino Totale di Jean-Claude Izzo [relazione libro]

RELAZIONE LIBRO “CASINO TOTALE” DI JEAN-CLAUDE IZZO

Autore: Jean-Claude Izzo

Titolo: Casino Totale

Amicizia, amore, criminalità in un intreccio poliziesco nella Marsiglia degli anni ’90.

Fabio Montale, poliziotto suo malgrado, senza nessuna stima di sé stesso, si ritrova ad indagare su degli omicidi nell’ambito della criminalità organizzata che hanno coinvolto nel tempo i suoi due amici di infanzia, Ugo e Manu. I suoi amici vittime di architetture intricate spingono Fabio in una ricerca che ha il sapore della vendetta. L’autore Jean-Claude Izzo, ci racconta una storia “Noir” ambientata nella Marsiglia degli anni ’90, dove l’immigrazione e la multietnìa non è ben digerita. Il degrado di alcuni quartieri della città fa da contorno alle storie di violenza di strada.

Il Protagonista

Fabio Montale, un ragazzo (oramai uomo nel romanzo) figlio di italiani emigrati a Marsiglia, fa amicizia durante l’adolescenza con Ugo e Manu con i quali condivide momenti piacevoli ed altri meno. Proprio per uno di questi ultimi le strade si dividono e Fabio si ritrova in età adulta a fare il poliziotto, al contrario dei suoi ex amici. Fabio è un soggetto tormentato e pieno di rimpianti, tanto che non riesce ad instaurare rapporti duraturi con le donne delle quali, a modo suo, si innamora. Fabio ama il mare e la pesca dove spesso si rifugia per allontanarsi dal mondo crudele che lui definisce marcio.

Lagavulin

Come spesso capita nelle storie tormentate quali quella di Fabio Montale, il co-protagonista è l’alcol.
Lo scotch Lagavulin accompagna i momenti di transizione o di pausa e viene usato quasi come anestetico dal protagonista per placare le sue tempeste interiori. Fabio spesso si ritrova a valutare il proprio presente in base ad accadimenti passati. Si sente in colpa per essersi allontanato dai suoi due amici di infanzia Ugo e Manu, oramai morti. Si in colpa del fatto di averli abbandonati e che questo abbia contribuito in maniera incisiva sulle loro scelte di vita. Il Lagavulin diventa il terzo attore nei momenti intimi che Fabio ha con le sue molteplici amanti. Non manca ovviamente nei momenti di tensione nei locali di Marsiglia mentre indaga sulla morte del suo amico.

L’amore mai trovato

Il rammarico del protagonista spesso ha per soggetto l’amore della sua vita, o meglio quell’amore mai trovato. Colpa del suo carattere molto chiuso e solitario Fabio ha amato a modo suo le donne con cui è stato, ma i rapporti non duravano più di qualche settimana o addirittura qualche giorno. Completamente incapace di aprirsi, rovinava i rapporti instaurati con la sua apatia figlia anche il suo passato e delle esperienze difficili che la vita gli ha riservato. Lole, Marie-Lou, Babette le uniche che in qualche modo gravitano ancora nel campo di attrazione di Fabio, si trovano coinvolte in situazioni pericolose legate all’indagine. Indagine che coinvolge Leila, una ragazza neolaureata dalle origini arabe che si era innamorata del protagonista e con il quale aveva avuto un rapporto di amore platonico. Leila viene ritrovata assassinata da un colpo di pistola alle spalle dopo essere stata stuprata. Da qualche tempo Fabio aveva deciso di allontanarsi da lei per evitare che il coinvolgimento rovinasse irrecuperabilmente il loro rapporto, ma dopo il ritrovamento del corpo, carico di sensi di colpa, non si dà pace nel trovare gli assassini. Ben presto scopre che i fatti sono legati a quelli che coinvolgono la morte dei suoi amici.

Il mare

Fabio possiede una barca e ama pescare, ama il mare. Nei rarissimi momenti della storia nei quali vuole trovare pace, sale in barca e si rifugia nella solitudine della pesca. Perfettamente in linea con il carattere del protagonista, il mare, la barca e la pesca sono la sua aspirazione massima di fuga. Fabio vorrebbe in alcuni momenti di profonda crisi essere a largo e rifugiarsi per sempre nella solitudine del pescatore. Quando alla fine ricompare Lole, il primo amore della sua vita, conteso nel passato con i suoi due amici, salgono in barca e si allontanano. Partono con l’intento di lasciarsi tutto alle spalle e di ritentare un nuovo inizio, in compagnia dell’immancabile scotch.

Sangue-violenza-morte

Si comprende sin da subito che la storia è pregna di malinconia e violenza. Ugo vuole vendicare la precedente morte del suo amico Manu e si fa uccidere. Manu odia tutto e tutti. Fabio si in colpa di tutto ciò che accade. Tutte le scene lasciano sempre un retrogusto amaro, di disagio. Gli avvenimenti sono bruschi, scanditi da un tipo di scrittura ricco di punteggiatura. Brevi frasi lapidarie che fissano l’immagine spesso ricoperta di sangue dopo una sparatoria in un ambiente ricolmo di immondizia e urina. Le “citès” Sono il palcoscenico preferito per episodi di violenza. Agglomerati urbani abitati da immigrati che sopravvivono con mezzi più o meno legali ad una società che è sempre più intollerante. I quartieri degradati dove spesso trovi la strada della criminalità come unica soluzione. Spesso dovuto all’impossibile integrazione. I ragazzini formano bande, i furti sono all’ordine del giorno, la violenza è la normalità. La morte sembra parte integrante e per nulla inaspettata dell’ambiente.

Guardarsi dentro

La storia è una continua introspezione del protagonista Fabio che si fa domande e cerca risposte spesso nei suoi pensieri. Vorrebbe redimersi dai suoi peccati, trovando nel frattempo sfoghi materiali con il sesso, l’alcol e la vendetta. Tutto il romanzo risulta un ricapitolare del protagonista che tira le somme di avvenimenti passati, spesso causa di quelli presenti, a suo dire. Si intuisce la volontà di evolvere ed uscire da questa sua realtà fatta di morte, violenza e mancati amori. Il dialogo interno di Fabio non trova scuse, ma solo colpe, il più delle volte verso se stesso. Nelle fasi finali si rassegna alla morte e va incontro ad una situazione apparentemente senza via di uscita. Il guardarsi dentro talvolta è talmente importante che si dimentica di esternare qualsiasi emozione o pensiero. Tormentato, solitario, perseverante. Fabio Montale, poliziotto dalle origini italiane ripercorre la sua vita marsigliese tra amicizie perse, amori mancati e criminalità organizzata.

Impressioni finali

Ciò che il testo mi ha trasmesso è stata, angoscia, ansia e desiderio di vendetta. L’atmosfera è per la maggior parte del libro cupa e ad ogni riga ti aspetti che qualcosa vada male. Verso la fine freddamente viene comunicato a Fabio del suo collega che era morto durante un incarico. Anche se è stato un personaggio marginale e poco approfondito, aveva una sua tridimensionalità e venire a sapere così della sua morte lascia sgomenti.

In sintesi il messaggio che il libro riesce a trasmettere è che il mondo è marcio ad ogni livello e alla fine bisogna solo adattarsi ad esso.

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Danilo Torresi

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