L’Invenzione della Casa – Maurizio Corrado [relazione libro]

Ultimo Aggiornamento:

RELAZIONE LIBRO “L’INVENZIONE DELLA CASA” DI MAURIZIO CORRADO

titolo: L’Invenzione della Casa
autore: Maurizio Corrado
Primiceri Editore 2018 – Saggistica

primo

La nostra storia inizia circa 6 milioni di anni fa, in Africa, quando degli impavidi primati scendono dagli alberi e nel breve arco di un paio di milioni di anni, imparano a stare su due zampe e a vivere in ambienti aperti.

Appena altri 2 milioni di anni per iniziare ad usare i due arti che non ci servono più per camminare. Iniziamo a scavare a creare punte e armi rudimentali.

Nello stesso periodo iniziamo a spostarci più arditamente, usciamo dall’Africa.

Visitiamo il Medioriente e successivamente anche l’Europa. Ancora in quel periodo di lunghi “viaggi“ impariamo a domare il fuoco. Quanto tempo sarà stato necessario? Non importa. Il fuoco è un’arma di gran lunga migliore delle punte di pietra. Tiene lontani gli animali. Illumina le notti. La carne è più buona se cotta dal fuoco.

Il fuoco ridefinisce il nostro spazio, lo spazio dell’homo.

Circa 300/350.000 anni fa compare il Sapiens. Protagonista della terza migrazione fuori dall’Africa che ci porta a circa 65.000 anni fa.

Proprio in quel periodo la nostra evoluzione fa un balzo “provvidenziale“ in avanti (sapiens sapiens). Un balzo non si sa bene dovuto a cosa. Il “nuovo” Sapiens, noi, impara tecniche di caccia migliori, tecniche di costruzione, lavora le pelli e costruisce oggetti più raffinati efficaci.
Realizza la prima costruzione fissa, ma per i defunti. Iniziò la pratica della sepoltura. L’idea di dimora fissa del Sapiens era un sepolcro. Idea che forse non ci ha abbandonato del tutto fino ad oggi.

Di tutte le specie homo, siamo sopravvissuti solo noi. Destino che ci ha seguito nelle nostre espansioni sul globo terrestre. ovvero vedere “magicamente“ estinguersi intorno a noi mammiferi e animali più grossi e pericolosi.
Siamo cacciatori, esperti di piante, distinguiamo quelle commestibili da quelle non. Viviamo in società crudeli con basse aspettative quanto a durata di vita media, dato l’alto tasso di mortalità infantile. Siamo mobili, ci spostiamo.
I primi insediamenti degni di nota sono capanne con strutture formate da ossa di grandi animali. Chiamarle abitazioni serve solo a farci capire quale era la loro funzione, ma non di certo hanno (o avevano) il significato che gli attribuiamo noi oggi. Quelle “case” erano il delimitare fisico di una zona ben precisa, la zona di competenza del fuoco che ne era il fulcro.

Forse a causa delle mie curiosità recenti, sono rimasto particolarmente colpito dalla citazione del sito di Göbekli Tepe in Turchia. Il luogo, come molti sparsi del mondo, dove vengono ritrovati siti archeologici datati decine di migliaia di anni, dove nessuno sa spiegare come abbiano potuto spostare pietre di tali dimensioni (si parla di tonnellate). Perché mai popolazioni che erano dedite alla caccia abbiano “improvvisamente“ deciso di realizzare opere di tali dimensioni, che hanno necessitato probabilmente anni di lavoro e numerosi uomini. Senza un apparente scopo preciso.
Solitamente non ci viene insegnata l’idea che l’uomo preistorico faceva solo ciò che era strettamente utile al vivere quotidiano?

Tornando allo stile di vita dell’Homo Sapiens, il cibo era il motivo fondamentale dell’organizzazione della giornata. Proveniva perlopiù dalla caccia, ma anche le erbe erano ben conosciute e il miele.
Dalle scoperte che ci sono pervenute finora, le attrezzature che si utilizzavano erano di vario genere, appuntite o meno, con bastoni a volte decorati.
Ci si organizzava in piccoli gruppi, senza apparentemente il concetto di famiglia e con una gerarchia di potere inesistente. Non c’era violenza e l’uomo e la donna erano paritari.

In sostanza eravamo (o forse ancora siamo) cacciatori/prede in costante movimento che si muovevano in piccoli branchi con al posto di zanne e artigli, arnesi e fuoco.

secondo

Con la fine dell’era glaciale, i mari si alzano, la terra si scopre, il clima diventa via via più temperato. Probabilmente questa una delle cause dello stabilizzarsi dell’essere umano. Organizza la sua vita per periodi più lunghi in determinati luoghi. Impara a coltivare la terra sia con l’agricoltura che con l’orticoltura. addomestica gli animali e ne lavora i derivati del latte al quale in parte l’uomo ha dovuto adattarsi per assimilarlo.

Luogo simbolo per eccellenza è la Mesopotamia dove l’uomo impara a coltivare erbe e cereali, carne, legumi. Si serve di animali addomesticati che aiutano anche nel lavoro e nei trasporti.

In Europa poco più tardi, tra l’8000 e 5000 a.C., inizia il disboscamento per poter sfruttare più terreni per pascoli e coltivazioni, ma soprattutto per le mandrie selvatiche di cervi che erano la principale fonte di cibo e di trasporto prima del cavallo. Si inventano attrezzature sempre più efficienti, tipo l’aratro e utensili per lavorare il frumento. Si costruiscono granai per stipare le scorte. In pratica l’uomo in quel periodo si è costruito intorno una organizzazione tale da dover cambiare le proprie abitudini, da mobile cacciatore a sedentario coltivatore.

Di li a poco le società cambiano radicalmente. Si iniziano ad instaurare regole di convivenza tra gruppi sempre più numerosi. I figli aumentano anche perché necessari al lavoro, come gli animali. Ci si appropria dei terreni da coltivare creando il concetto di proprietà e di accumulo. Accumulo che crea la necessità di doverlo trasmettere ai propri eredi e così il rapporto di coppia si stabilizza. Si crea la famiglia, sottoinsieme della società.

L’agricoltura porta con sé un aumento della quantità di cibo a disposizione a fronte di un peggioramento in termini di qualità. Aumentano le malattie infettive derivate dallo stretto contatto con gli animali. Malattie infettive che sono la causa principale della “vittoria“ dell’uomo agricoltore sul cacciatore. L’uomo agricoltore sviluppa per primo l’immunità e nel momento in cui viene a contatto con l’uomo cacciatore, quest’ultimo viene decimato dalle malattie.

Solo dal punto di vista della specie, l’agricoltura è un successo. La popolazione umana si è moltiplicata in modo esponenziale in pochissimo tempo grazie ad essa.

Così dalla necessità di tracciare confini, proteggere le scorte e le proprietà, è stata inventata la casa. Non solo un riparo ma una sicurezza per i propri averi e per il proprio essere. Racchiude e delimita, pone confini comuni e dice senza le parole: fin qui è mio e tu non puoi entrare.

Tutto deve conformarsi alla nuova idea di casa, tutto deve diventare domestico. Controllabile se vogliamo. Più sicuro, del resto il nostro cervello cerca sicurezze, anche a discapito della felicità.

Nasce la città e soprattutto l’idea di città, con leggi regole e l’implicita autorizzazione a sterminare chi non intende sottomettersi all’espansione dei territori che è in atto.

Abitare in una casa o in una città elimina l’io a favore del noi e dell’avere.

 

terzo

Da circa 12.000 anni sono stati messi i confini, con mura. Quest’intreccio ha preso il nome di casa. La casa diventa tale da quando l’uomo è diventato stabile.

La casa si sviluppa nei secoli e si organizza in città e agglomerati, ma è solo a metà ottocento che la costruzione dell’abitazione passa forzatamente dalle necessità di chi la abiterà alle necessità dei burocrati. Da metà ottocento in nome della salute pubblica, ovvero per paura di morire, chi deteneva il potere decide che anche le case del popolo dovevano sottostare a delle regole per evitare malattie ed epidemie. Il luogo casa viene istituzionalizzato e reso conforme a quello dei benestanti, ritenuto più idoneo e salubre. Giudizio “imparziale“ di chi quel tipo di casa già la abitava.

Sì censiscono gli abitanti, si danno nomi alle strade, si danno numeri alle abitazioni.

Le amministrazioni centrali vogliono tenere sotto controllo ogni aspetto del vivere delle masse.

Gli architetti e gli ingegneri da quel periodo iniziano ad occuparsi anche delle case del popolo. Vengono standardizzate alcune regole di costruzione. Cosicché gli ambienti da lì in avanti non rispecchieranno più le esigenze di chi le abiterà, ma quelle delle amministrazioni che governano.

A cavallo con il XX secolo l’idea di casa e di città subisce un ulteriore e sostanziale modifica.

Figli della rivoluzione industriale e nel nome della funzionalità, si stabiliscono ulteriori regole che prendono il nome di “exitenzminimum”, dettate dal Movimento Moderno.

Si ridefiniscono gli spazi interni che devono essere essenziali alla vita del nuovo uomo operaio, della forza lavoro. La casa diventa il luogo dove dormire e mangiare, dopo una giornata estenuante al servizio dell’industria.

Anche la Bauhaus, nata per portare il bello, finisce nelle mani delle logiche dell’industria.

Via via che passano gli anni si divaricano sempre di più le strade delle necessità di chi le case di progetta da quelle di chi le abita.

Ulteriore grande cambiamento è avvenuto nel momento in cui il condizionatore è entrato nelle nostre case. Il condizionatore giustifica inspiegabilmente l’eliminazione di quegli accorgimenti che rendevano una casa energeticamente equilibrata.

Chi non conosce quelle classiche palazzine anni ‘70 dove le mura sono fogli di mattoni e le strutture grissini di cemento?

Si riscopre l’ecosostenibilità solo alla fine del ‘900 dove ancora una volta l’industria detta tempi e regole.

La casa di oggi deve essere a impatto zero e autosufficiente in termini di consumi energetici. Stranamente però ttutte quelle soluzioni da applicare al fine di consumi ridotti, costano così tanto che la maggior parte della popolazione non può permetterselo.

Si sente la necessità di rivedere gli spazi dell’uomo e non gli spazi per l’uomo. Gli spazi dell’uomo sono agili, in movimento, aperti. Oggi è necessario saper trovare ed utilizzare attrezzature ed oggetti che ci permettono di vivere in movimento.

 

Capitolo “Caccia”

Il capitolo propone una caccia per riscoprire chi siamo in realtà, per riscoprire quel modo di essere uomo, che ci apparteneva.

Credo che la caccia, intesa come scoperta (o riscoperta) sia iniziata da qualche decennio.

Ognuno ha la sua strada ed è una battuta che si affronta da soli. Con questo non sto dicendo che bisogna isolarsi su una montagna, ma che il percorso è strettamente personale.

Inoltre credo che l’obiettivo è si, riscoprire ciò che eravamo, ma ad un livello più alto. Come la nota do che si ripete, ma ad un’ottava più alta, ad una frequenza maggiore.

Trovare la strada e semplice, ma non facile. Gli indizi sono ovunque, dalla frase di un libro ad un messaggio su un cartellone pubblicitario, dalle parole captate da uno sconosciuto per strada, alla targa dell’auto che ci precede.

L’Homo Sapiens ha l’immaginazione, immaginazione che gli permette di unire i puntini.

Perché una cosa è conoscere la strada giusta, un’altra è imboccarla. Buona caccia.

 

Il concetto

Il concetto fondamentale che ritrovo nel libro e sul quale leggo e rifletto da diversi anni è quello di evoluzione.

Che cosa è evoluzione? Solitamente siamo abituati a pensare che ciò che viene dopo è evoluzione con un’accezione positiva, progresso. Inizio ad avere il sospetto che non sempre sia così. Evoluzione è un’idea radicata profondamente nell’uomo occidentalizzato. La scala è sempre la stessa, il passato è ignoranza, il presente e ricerca/studio, il futuro sarà progresso.

Comincio a nutrire qualche dubbio su questa ultima idea, ma non ho razionalmente una spiegazione del perché e quindi mi adatto, per ora.

Si ritiene l’uomo preistorico ignorante, per certi versi consideriamo gli stessi Sumeri dei semplici uomini vestiti di stracci e sandali che però avevano inspiegabilmente delle conoscenze tali, delle capacità, che ancora oggi non riusciamo a spiegare o emulare.

Questo libro, tra i molti concetti, espone un’idea nuova per certi versi. Che la natura dell’uomo sia più affine allo stile di vita mobile (come quello dell’uomo preistorico), in equilibrio con la natura e senza confini imposti dalla cultura agricola che ci ha portato all’attuale civiltà.

I cambiamenti a livello evolutivo non sono quasi mai apprezzabili, perché lenti.

Chi vive nel mezzo di un salto spesso non se ne rende conto razionalmente. E può rimanerci intrappolato invece che sfruttarlo.

Parafrasando un famoso film: l’evoluzione procede lentamente a piccoli passi, poi ogni qualche millennio fa un balzo in avanti.

Forse a livello inconscio percepiamo, o forse meglio, sentiamo, che un cambiamento è in atto. Non riuscendo però a dare una risposta razionale a questa sensazione, non lo vediamo.

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Danilo Torresi

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