Percezioni – Beau Lotto [relazione libro]

Ultimo Aggiornamento:

RELAZIONE LIBRO “PERCEZIONI” DI BEAU LOTTO

titolo: Percezioni 
autore: Beau Lotto
Bollati Boringhieri Editore 2017 – Saggistica

 

Qualche sospetto che il mondo non fosse propriamente come ce lo raccontiamo, l’avevo.

 

L’autore

Beau Lotto è un neuro scienziato che lavora nel campo delle ricerche sulle percezioni. Questo è il suo primo libro dove propone una tesi particolare su come noi, esperiamo e percepiamo il mondo della materia.

 

Matrix

Chi se lo sarebbe mai aspettato che uno scienziato potesse confermare ciò che molte discipline e/o religioni professano da migliaia di anni?

La realtà non esiste. Più precisamente, il mondo che noi siamo abituati a percepire con i nostri sensi, non esiste così come noi lo vediamo.

Il nostro cervello lo reinterpreta , lo depura, seleziona fino darci l’informazione, che esiste solo nella nostra testa, Un tavolo è un tavolo perché ce lo dice il nostro cervello.

Quindi se è il cervello che ci dà l’illusione che il mondo (intendo mondo come tutto ciò che percepiamo) sia oggettivo, significa che ogni essere umano ha il suo personale universo.

La mediazione dell’interpretazione di ognuno, ci dà la possibilità di dire che lì c’è un tavolo e di essere quasi d’accordo.

Perché il nostro cervello fa questo? Perché non ci restituisce l’oggettività di ciò che ci circonda? Perché lo reinterpreta ?

Secondo Beau Lotto perché serve unicamente a mantenerci in vita e scarta tutto ciò non necessario. Fa una sintesi di quello che ci potrebbe essere utile. Ci restituisce l’essenziale.

Ne deriva che percepiamo una piccolissima parte di ciò che realmente è. Capire questo è già il primo passo.
Sapere di avere dei confini, dei limiti, significa già idealmente averli superati.

Un prigioniero che non sa di esserlo non si porrà mai l’obiettivo di scappare.

La nostra condizione quindi è una sorta di prigionia che ci siamo auto creati per fare l’esperienza del mondo durante il percorso della nostra vita.

Beau Lotto, con il proposito di modellare la nostra vita e la qualità delle nostre esperienze, propone di superare questi limiti. Il primo passo è attraverso una presa di coscienza, poi con un esercizio da praticare costantemente. Cioè vedere noi stessi nell’atto di vedere.

Questo è un concetto complesso apparentemente, ma di fatto molto semplice. L’essere umano, attraverso il proprio cervello e con l’immaginazione, può rendersi testimone di se stesso nell’atto di percepire.

L’allenamento consiste in:

-non solo prendere un bicchiere, ma guardarsi prendere il bicchiere.

-non solo sentire il calore del sole, ma sentire che noi stiamo percependo il calore del sole.

-non solo parlare con un’altra persona, ma vedere che stiamo parlando, mentre lo stiamo facendo.

Nel momento in cui ci si riesce, anche per pochi attimi, è come se un secondo noi venga creato e che osserva il noi che sta percependo l’azione.

Questo apre le porte al dubbio. Il dubbio che tutto ciò a cui siamo abituati, non sia proprio così come ce lo hanno insegnato. Che non sia come continuiamo a raccontarcelo.

Raccontarcelo. È in questo modo che confermiamo il mondo, attraverso gli assunti che si sono radicati nel nostro profondo e che automaticamente si attivano.

Noi sappiamo che una cosa è verde, e ce lo raccontiamo meccanicamente fino a darci ragione. Per poi infine confermare che sì, quella cosa è verde.

Quindi per vedere noi nell’atto di vedere bisogna spegnere il pensare. Fermare il pensiero è ciò che ci permette di accedere all’Io che vede l’Io.

Sembra tutto così complesso e in effetti lo è. Se sì prova a fermare il pensiero, ci si accorgerà di quanto sia difficile. Il nostro cervello non smette mai di pensare. Non smette mai di tenere attivo quel tipo di pensiero meccanico, quel rumore di fondo. Al contrario invece del pensiero attivo, creativo, geniale. Che emerge solo quando viene meno il precedente.

Non è una lotta, anche se può sembrarlo all’inizio. È un abituarsi ad un nuovo modo di usare il nostro cervello, per superare quei limiti che noi stessi abbiamo segnato e dei quali abbiamo perso coscienza.

 

L’inganno

La percezione dei colori è il classico esempio che si fa per dimostrare che non c’è oggettività, ma solo una personale interpretazione della stessa.

Beau Lotto ci dimostra e spiega come il nostro cervello venga ingannato continuamente attraverso i colori. Di come ciò che noi crediamo di vedere sia figlio di migliaia di anni di evoluzione, registrato nel nostro DNA. Ma conseguenza anche della nostra cultura personale.

Il cervello si è evoluto per questo, darci la possibilità di sopravvivere nel mondo, non di vederlo.

Il concetto che non vediamo la realtà è l’assunto base della tesi che lo scrittore vuole trasmettere. I nostri sensi captano gli stimoli, il cervello seleziona e interpreta restituendoci una sensazione, un’immagine.

L’esempio della roulotte è calzante, il nostro corpo è il mezzo e nostri sensi sono le finestre dalle quali percepiamo il mondo. Noi siamo dentro la roulotte, ma mai veniamo davvero in contatto con ciò che c’è fuori.

Ogni cervello di ogni essere vivente si è evoluto in base all’ambiente dove vive, al solo scopo della preservazione della vita.

 

Plastico

Ma come siamo arrivati a sviluppare il nostro cervello in questa direzione?

In buona parte il nostro cervello è il risultato di millenni di evoluzione, ma anche della nostra esperienza attiva nel mondo.

Il cervello continuamente si plasma in base alla nostra esperienza e quindi essere attivi è fondamentale. Meglio ancora se attivi e consapevoli. Agire e fare esperienza crea connessioni neurali che a loro volta modificano il modo in cui percepiamo.

Agire coinvolge tutti i nostri sensi (che forse non sono solo cinque) i quali fanno sì che il cervello interpreti e crei la nostra realtà.

Di fatto la realtà è una proiezione dalla quale percepiamo e creiamo simultaneamente. Cambiare la percezione quindi cambia letteralmente il nostro mondo.

Il cervello è un sistema operativo intelligente che auto apprende e restituisce l’immagine di ciò che ci circonda.

Stimolarlo continuamente è fondamentale. Vivere in un ambiente ricco di stimoli arricchisce le connessioni neurali.

La costanza è fondamentale. Solo dopo un lungo periodo che alleniamo il nostro cervello sulla nuova realtà c’è vera evoluzione.

Beau lotto indica tre step. Breve termine (apprendimento) medio termine (sviluppo) lungo termine (evoluzione).

 

L’immaginazione

Ma ora che lo sappiamo, come possiamo praticamente modificare il nostro cervello?

Sembra tutto molto affascinante, ma se le nostre esperienze passate hanno plasmato il nostro cervello e quindi il modo in cui percepiamo il presente, siamo in trappola.

Se ciò che ho vissuto determina ciò che oggi percepisco, allora determinerà il mio futuro. Abbiamo perso?

Qualcuno potrebbe dire che il libero arbitrio ci permette nel presente di cambiare le decisioni così da determinare il futuro che vogliamo.

Senza entrare nel merito del discorso infinito se sappiamo davvero ciò che vogliamo, c’è un piccolo impedimento. Beau Lotto dimostra che nel presente non agiamo mai, ma re-agiamo. Dimostra che la presa di coscienza di un’azione, è successiva alla scelta di intraprendere quella azione. La scelta è avvenuta nel profondo (chiamiamolo inconscio) in un attimo, sulla base dei nostri assunti. Solo successivamente (si parla di attimi) ne prendiamo coscienza.

Ma allora non si può modificare coscientemente il nostro cervello?

La risposta, secondo l’autore è sì, si può. Il segreto, se così vogliamo chiamarlo, è re-attribuire nuovi significati alle esperienze passate attraverso una facoltà umana, l’immaginazione.

L’immaginazione attiva gli stessi neuroni della concreta esperienza. Pensare di mangiare la cioccolata attiva e sviluppa le stesse zone del cervello di quando si sta mangiando la cioccolata.

Allora dobbiamo imparare ad immaginare in maniera positiva, per il nostro essere e il nostro corpo. Il cervello si modificherà in quella direzione e ci restituirà una realtà coerente con la nuova conformazione. Ricordiamo sempre che non è un processo immediato: breve termine, medio termine, a lungo termine.

Parte dell’immaginario sono le emozioni. Imparare ad evocare l’emozione che vogliamo associare ad un particolare contesto, è il carburante migliore per l’evoluzione. Le emozioni sono il primo indizio della direzione che abbiamo intrapreso.

Tutte le nostre azioni volte a cambiare il cervello devono essere coerenti con l’immaginazione. L’abito non fa il monaco, siamo così sicuri?

Se si vuole intraprendere un certo percorso bisogna prima immaginarlo, emozionarsi e poi tradurre in azioni coerenti. Da come ci comportiamo a come ci vestiamo.

Attenzione però ai nostri vecchi assunti che potrebbero contrastare con la nostra nuova strada. I pregiudizi sono automatici e a volte ci crediamo così fermamente da tornare indietro in un attimo.

Quindi spegnere il pensiero passivo e osservare le reazioni per stanarlo. Riconoscere un’azione, un pensiero, automatico, lo disinnesca.

Ci sono assunti però che sono in noi, tramandati attraverso la memoria genetica. Assunti che sono necessari alla sopravvivenza, che ci sono stati necessari per sopravvivere. Se ci trovassimo di fronte ad un predatore, l’automatismo diventa necessario e fa la differenza tra la vita e la morte, tra allontanarsi o avvicinarsi.

Quindi l’immaginazione, l’attenzione, ci aiuta ad avere e creare nuove reti neurali. Quindi nuovi assunti che ci faranno re-agire diversamente nel presente, modificando così il nostro futuro. Ma il cervello, dice Lotto, non fa salti. È un percorso graduale e costante, fatto di collegamenti.

 

Perché

Ma come troviamo nuovi significati agli avvenimenti o alle cose?

Ponendoci sempre una domanda. Perché?

Domandarsi il perché delle cose apre la strada a nuove risposte, nuovi significati.

Mettere in dubbio, soprattutto quello di cui siamo convinti, apre la mente a nuove possibilità. Potenziali significati che prendono forma e che possono sostituire quelli dei quali eravamo fermamente convinti.

Senza perché non c’è possibilità di creare una risposta diversa.

Certo le domande non sono tutte buone allo stesso modo. Porre la domanda giusta può avere effetti vasti, per quanto semplice essa sia.

Il perché presuppone una certa umiltà. Umiltà che consiste nell’accettare di non sapere. Di solito tentiamo sempre di far vedere che siamo pronti e competenti su tutto. È invece il non sapere che attiva la parte creativa.

 

In conclusione (la ricetta)

Non percepiamo la realtà.

Le nostre percezioni creano il mondo che conosciamo.

Gli assunti determinano come percepiamo il mondo.

Non agiamo mai, re-agiamo agli eventi.

Le nostre reazioni sono determinate dagli assunti.

Fermarsi e riconoscere le proprie reazioni, vedersi nell’atto di vedere.

Chiedersi perché cambia i nostri assunti.

Cambiando i nostri assunti, il nostro mondo cambia.

Applicare con perseveranza per il tempo necessario a far si che le nostre connessioni neurali si formino, così da attuare una reale evoluzione.

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Danilo Torresi

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