Carburanti alle stelle, poi il decreto: lo “sconto” arriva solo prima del voto


Logo Geometra copia4

Partiamo da una cosa molto semplice.

I prezzi del carburante salgono.

Giorno dopo giorno.

Settimana dopo settimana.

E il governo cosa fa?

Monitora.

“Stiamo valutando.”

“Stiamo osservando.”

“Stiamo controllando.”

In altre parole: non interviene.


Venti giorni di rincari

Per quasi tre settimane succede sempre la stessa cosa.

La guerra in Iran diventa la giustificazione.

I prezzi continuano a salire.

Nel frattempo?

Chi può, guadagna.

Speculazione.

Margini.

Profitti.

E il governo resta fermo.


Il decreto che arriva all’improvviso

Poi, a tre giorni dal referendum, cambia tutto.

Consiglio dei ministri urgente.

Decisione immediata.

Taglio delle accise:

  • 25 centesimi al litro sui carburanti

  • 12 centesimi sul GPL

Una misura approvata in meno di mezz’ora.

Quello che per settimane sembrava impossibile,

diventa improvvisamente possibile.


Una misura temporanea

Il problema è che lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti lo dice chiaramente.

È un intervento:

“momentaneo, perché i soldi non ci sono”

Quindi:

  • arriva tardi

  • dura poco

  • non è strutturale

Ma arriva esattamente prima del voto.


Lo “sconto elettorale”

La definizione è già stata data.

Il Fatto Quotidiano lo chiama “sconto elettorale”.

E la sequenza è evidente:

  1. i prezzi salgono

  2. il governo non interviene

  3. cresce il malcontento

  4. arriva un decreto last minute

Il messaggio è semplice:

“Vedete? Interveniamo.”


I danni sono già fatti

Nel frattempo però i prezzi sono già esplosi.

Il diesel supera i 2,1 euro al litro.

E non è solo carburante.

È tutta la catena dei costi che sale:

trasporti, produzione, beni di consumo.


La guerra spinge l’energia

Mentre in Italia si discute, nel Golfo la situazione peggiora.

Israele colpisce il giacimento di gas iraniano di South Pars, uno dei più grandi al mondo.

La risposta iraniana arriva subito:

minacce, tensioni, escalation.


I mercati reagiscono

E i prezzi reagiscono immediatamente:

  • petrolio sopra i 110 dollari al barile

  • gas in aumento in Europa

  • mercati energetici sotto pressione

Non è un picco isolato.

È l’inizio di una nuova fase.


Una crisi strutturale

Questa non è una crisi normale.

Si colpiscono:

  • giacimenti

  • infrastrutture

  • rotte energetiche

Quando succede questo, i prezzi non tornano giù rapidamente.

Il problema diventa strutturale.


Il punto politico

Il governo dice:

“È colpa della guerra.”

Ma la guerra non è iniziata ieri.

E soprattutto non è un evento imprevedibile.

La domanda è un’altra.

Perché si aspetta che i prezzi esplodano prima di intervenire?

Perché si lascia spazio per settimane:

  • alla speculazione

  • agli aumenti

  • al malcontento

E poi si interviene solo quando diventa politicamente necessario?


Il paradosso

C’è poi un elemento ancora più interessante.

Lo sconto sulle accise viene finanziato anche attraverso l’aumento dell’IVA.

Tradotto:

più salgono i prezzi, più lo Stato incassa.

E poi una parte la restituisce.


Conclusione

La dinamica è sempre la stessa.

Prima:

rincari.

Poi:

monitoraggi.

Poi ancora:

nessun intervento.

E infine:

decreto last minute.

Nel frattempo la guerra continua.

E i prezzi non smettono di salire.

Alla fine il conto lo paga sempre lo stesso.

I cittadini.

_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.

Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!

Danilo Torresi