L’ITALIA NEGA SIGONELLA AGLI USA | PERCHÉ SOLO ORA?


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La notizia è che l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella.

La riporta il Corriere della Sera, che titola: “L’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella: la decisione presa da Crosetto”.

A quanto pare, il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, avrebbe chiamato il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo che alcuni asset statunitensi, diretti a Sigonella per poi ripartire verso il Medio Oriente, non avevano chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani.

Il piano di volo sarebbe stato comunicato addirittura durante il volo stesso.

Dalle verifiche iniziali, non si trattava di voli logistici ordinari, ma di operazioni legate direttamente alla guerra.

E questo, secondo quanto riportato, non è consentito nel nostro Paese.

A meno di emergenze, questo tipo di voli non può utilizzare basi italiane senza autorizzazione.

E quindi, dopo il confronto con Crosetto, Portolano ha comunicato al comando statunitense il divieto: niente atterraggio a Sigonella.

L’articolo sottolinea anche il rischio di una crisi diplomatica, una situazione che non si vedeva dal 1985.

Ora, il governo prova a limitare l’uso della base di Sigonella agli Stati Uniti.

Dico prova perché non è detto che questa decisione resti definitiva: potrebbero esserci modifiche dopo eventuali consultazioni.

Perché a scoppio ritardato?

Perché già nei giorni precedenti alcuni esponenti dell’opposizione, in particolare del Movimento 5 Stelle, avevano sollevato la questione con interrogazioni parlamentari sui voli intensi e anomali partiti proprio da basi italiane, soprattutto Sigonella, sia nei giorni prima sia nei giorni dopo l’attacco del 28 febbraio.

Si parlava di bombardieri e aerei cargo utilizzati per logistica e trasferimento di materiale militare.

La considerazione è questa: perché questa decisione arriva solo adesso?

Potrebbe essere legata all’indebolimento del governo dopo il referendum.

I governi sono sensibili al consenso e al potere che ne deriva.

Finché percepiscono di averlo, o possono far finta di averlo, fanno quello che vogliono, anche contro l’opinione pubblica.

Quando invece sentono che il consenso cala e il potere è a rischio, iniziano a cambiare rotta.

Questa scelta su Sigonella può sembrare uno “zuccherino”, una decisione presa fuori tempo massimo, un po’ come le dimissioni di Santanchè, Del Mastro e Bartolozzi dopo la batosta del referendum.

Il punto è lo stesso: cosa è cambiato?

Nel caso di Santanchè, nulla. Le vicende erano già note, il governo la difendeva, poi improvvisamente diventa indifendibile.

Qui è simile: fino a pochi giorni fa le basi italiane venivano utilizzate per operazioni legate alla guerra e andava bene, o si faceva finta di nulla.

Oggi improvvisamente scatta il divieto.

Sembra un cambio di linea legato più ad opportunismo politico che a un cambiamento reale dei fatti.

E infatti il parallelo è con la Spagna, che ha comunicato ufficialmente la chiusura delle proprie basi agli Stati Uniti.

Anche l’Italia, ora, sembra muoversi in quella direzione, ma con tempi e modalità che fanno pensare a una scelta più reattiva che strategica.

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Danilo Torresi