La risposta di Donald Trump al fallimento dei negoziati è, ancora una volta, paradossale.
Dopo lo schiaffone diplomatico di sabato, per risolvere il problema del blocco dello stretto di Hormuz, Trump decide di bloccare lo stretto di Hormuz.
Sì, esattamente.
Ed è qui che nasce la prima contraddizione.
Secondo Le Monde, la situazione stamattina è confusa. Gli Stati Uniti hanno annunciato ieri, domenica, l’imposizione di un blocco navale per tutte le navi, di qualsiasi nazionalità, dirette verso i porti e le coste iraniane.
Un blocco navale.
Io questa cosa l’ho già sentita.
Ma andiamo avanti.
A quanto pare, gli Stati Uniti avrebbero precisato che il blocco consentirebbe il passaggio nello stretto di Hormuz alle navi che non partono per l’Iran.
E allora mi faccio una domanda, e la giro anche a voi.
Trump vuole costringere l’Iran alla resa bloccando il traffico nello stretto, quando da settimane quello stesso traffico è già ridotto al minimo proprio dall’Iran?
C’è qualcosa che non torna.
Da settimane nello stretto passa una quantità irrisoria di navi, per lo più appartenenti a Paesi amici.
E allora questa operazione cosa dovrebbe fare?
Bloccare quelle poche navi che ancora transitano?
Intercettarle fuori dallo stretto?
Perché più che un blocco dello stretto, sembra una sorta di controllo esterno, quasi un’azione di interdizione selettiva.
E qui nasce un’altra domanda.
Ma davvero questa quantità minima di traffico è vitale per l’Iran al punto da metterlo in ginocchio?
Oppure rischia di fare esattamente il contrario?
Perché se blocchi completamente, o anche solo fai percepire un blocco totale, il risultato è uno solo: peggiori la crisi energetica globale.
E infatti i mercati reagiscono subito.
Secondo ANSA, il prezzo del petrolio è salito fino a 104–105 dollari al barile, con un aumento dell’8% circa. Il gas, il TTF di Amsterdam, segna un +10%.
Le borse europee aprono in ribasso, sempre secondo Le Monde.
E NTV riporta un aumento brusco del prezzo del petrolio proprio dopo l’annuncio del blocco.
Quindi la situazione è molto semplice.
Energia che sale.
Mercati che scendono.
Instabilità che aumenta.
E tutto questo viene raccontato come se fosse una mossa strategica.
Quando in realtà lo stretto era già di fatto bloccato.
E quindi questa decisione rischia solo di peggiorare tutto.
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere.
Il capo della Marina iraniana ha definito le minacce americane “ridicole e assurde”, affermando che l’Iran controlla e monitora tutti i movimenti delle forze statunitensi nella regione.
Anche in Europa iniziano a emergere critiche.
La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha definito il blocco “privo di senso”, parlando apertamente di una deriva in cui siamo stati condotti.
E allora torniamo al punto centrale.
Trump arriva da un negoziato fallito, con una delegazione tornata a casa senza risultati.
L’Iran ha bocciato le proposte americane come irragionevoli, ribadendo le proprie linee rosse:
il nucleare,
la gestione dello stretto di Hormuz,
il cessate il fuoco anche in Libano,
e lo sblocco dei beni congelati.
Il fatto che gli Stati Uniti non siano riusciti a ottenere nemmeno un accordo minimo dimostra una cosa molto semplice:
in questo momento è l’Iran ad avere una posizione di forza.
E a quel punto Trump cambia bersaglio.
Se la prende con la NATO, accusando gli alleati europei di non aver aiutato, di non essere intervenuti, di non aver contribuito a sbloccare Hormuz.
Arriva persino a mettere in discussione la partecipazione degli Stati Uniti all’Alleanza, parlando di trilioni spesi per difendere l’Europa.
Ora, al netto delle dichiarazioni, resta una domanda.
Sono minacce reali o l’ennesima leva politica?
Perché se davvero gli Stati Uniti uscissero dalla NATO, le conseguenze sarebbero enormi.
Ma al momento sembrano più pressioni che decisioni concrete.
Resta però il dato.
Dopo il fallimento dei negoziati, invece di una soluzione abbiamo:
un blocco navale che non risolve il problema,
prezzi dell’energia in aumento,
tensioni con gli alleati,
e uno scenario sempre più instabile.
E quindi la domanda finale resta lì.
Questa è davvero una strategia…
o è una reazione improvvisata a una sconfitta diplomatica?
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