PETROLIERA CINESE PASSA HORMUZ | IL BLOCCO USA NON ESISTE?


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Una notizia semplice, ma molto significativa.

Una petroliera cinese attraversa lo stretto di Hormuz nonostante il blocco navale annunciato da Donald Trump.

E già questo basterebbe per capire il punto.

La situazione attuale in Medio Oriente si può riassumere con una citazione di un quotidiano tedesco.

<<Se si deve credere a Trump, il blocco statunitense dello stretto di Hormuz starebbe già funzionando e l’Iran sarebbe pronto a negoziare.

Ma nulla, nel comportamento di Teheran, suggerisce che sia disposto ad accettare un accordo a qualsiasi prezzo.>>

E infatti oggi Trump torna a parlare di colloqui.

Secondo fonti anonime americane riportate da Reuters, i contatti starebbero continuando a distanza e potrebbe esserci un nuovo incontro nei prossimi giorni.

Quindi da una parte la narrazione.

Dall’altra i fatti.

Trump riparte con il solito schema: Iran in ginocchio, Iran che supplica, Iran pronto a cedere.

Ma la realtà sembra diversa.

Il blocco statunitense dello stretto di Hormuz appare più come una mossa disperata per trovare una via d’uscita da una guerra iniziata il 28 febbraio, da cui Washington non è riuscita a ottenere risultati concreti.

Perché il punto è proprio questo.

Trump ha bisogno di uscire dal conflitto, ma senza poter ammettere una sconfitta.

Deve trasformare tutto in una vittoria narrativa.

Ma se guardiamo ai fatti:

👉 nessun obiettivo raggiunto

👉 miliardi spesi

👉 crisi energetica globale

👉 Iran ancora pienamente operativo

la situazione è piuttosto chiara.

Ad oggi, la parte in difficoltà sono gli Stati Uniti.

E allora arriva la nuova carta: il blocco navale.

Ma qui emerge una contraddizione evidente.

Perché lo stretto di Hormuz era già di fatto controllato e limitato dall’Iran.

E quindi gli Stati Uniti cosa fanno?

Impongono un ulteriore blocco, questa volta contro le navi considerate “amiche” dell’Iran.

Il problema è che, come era prevedibile, questa mossa non migliora la situazione.

Anzi.

Secondo Reuters, il blocco statunitense ha ulteriormente offuscato le prospettive della sicurezza energetica globale e dell’approvvigionamento di una vasta gamma di beni che dipendono dal petrolio.

E soprattutto è una misura che gode di scarso, se non nullo, sostegno internazionale.

Era abbastanza semplice prevederlo.

Se chiudi ancora di più un mercato già sotto pressione, peggiori tutto.

👉 aumentano i prezzi dell’energia

👉 aumenta la scarsità di carburanti

👉 aumentano i costi dei trasporti

👉 aumentano i prezzi di tutti i prodotti

E infatti succede esattamente questo. Anche se stamattina grazie alle speranze di un altro round di negoziato, i mercati prendono fiato e il prezzo del petrolio scende appena sotto i 100 dollari al barile.

Nel frattempo, i fatti continuano a contraddire la narrazione.

NTV tedesco riporta chiaramente che una petroliera cinese attraversa lo stretto nonostante il blocco statunitense.

E anche Il Sole 24 Ore conferma con un titolo molto diretto:

👉 “Petrolio per la Cina immune dal blocco di Hormuz”

La petroliera Rich Starry, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha praticamente completato l’attraversamento.

Ieri accennava un rientro.

Oggi passa.

E questo dice molto.

Il blocco americano esiste sulla carta, ma nei fatti viene aggirato.

E mentre succede questo, entra in scena la Cina.

Xi Jinping interviene con toni molto diversi.

Parla di pace, di dialogo, di un ruolo costruttivo della Cina.

Propone quello che alcuni chiamano un piano di pace in quattro punti, ma che in realtà sono più linee guida generali.

E cioè:

👉 coesistenza pacifica

👉 rispetto della sovranità nazionale

👉 rispetto del diritto internazionale

👉 coordinamento tra sviluppo e sicurezza

Più che un piano operativo, è una cornice.

Ma resta un segnale politico.

E qui emerge un altro elemento interessante.

Nonostante tutta questa crisi nel Golfo, la Cina è quella che finora ha subito i contraccolpi minori.

Il commercio continua.

Le importazioni e le esportazioni reggono.

Mentre qualcuno prova a raccontare che il caos generato da Trump sarebbe una mossa strategica per indebolire Pechino, i fatti dicono altro.

La Cina è quella che ha mostrato più resilienza – parola tanto amata nei commenti – rispetto agli altri paesi, soprattutto quelli più legati all’Occidente.

E nel frattempo, c’è un altro vincitore.

La Russia.

Perché questa crisi energetica sta aumentando i prezzi, sta spingendo la domanda, e quindi sta riempiendo le casse di Mosca.

E questo, dal punto di vista occidentale, è un altro elemento difficile da ignorare.

Perché mentre si parlava di mettere in ginocchio la Russia, ci si ritrova con una crisi che, nei fatti, la rafforza.

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Danilo Torresi