Purtroppo le notizie per l’Italia, dal punto di vista fiscale ed economico, non sono buone. Lo dice anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, che durante la conferenza stampa per la presentazione del documento di finanza pubblica descrive una situazione molto chiara. Dice che le circostanze sono talmente eccezionali da poter rendere necessario un nuovo aggiornamento delle stime, appena validate. E già questo dovrebbe far capire il livello di incertezza in cui ci troviamo.
Partiamo dai numeri. La crescita del PIL viene rivista al ribasso, si passa dallo 0,7% allo 0,6%, una stima del Ministero che resta comunque più ottimistica rispetto a quella della Banca d’Italia, che la colloca allo 0,5%. Quindi già qui c’è un primo scarto tra stime ufficiali e valutazioni più prudenziali. Poi c’è il tema del deficit-PIL: per il 2025 resta al 3,1%, quindi sopra la soglia del 3% fissata dall’Unione Europea, mentre per quest’anno si passa da un previsto 2,8% al 2,9%, per poi tornare al 2,8 nel 2027. Ma sappiamo bene come funzionano queste previsioni: non è che vengano falsificate, ma spesso sono costruite su scenari molto ottimistici, basati sull’idea che la situazione economica e geopolitica migliori, cosa che molto spesso non accade.
Il punto centrale resta uno: stare sopra il 3% significa entrare in una posizione di forte limitazione. Si entra nel rischio di procedura di infrazione e soprattutto si riduce drasticamente la possibilità di fare interventi economici. E quindi, in un momento come questo, con una crisi internazionale pesante, l’Italia si trova legata, bloccata dalle regole europee. Questo non significa che il governo avrebbe automaticamente fatto interventi efficaci, su questo resto molto scettico, ma il punto è che oggi non ha margine di manovra. Le regole europee, nate per mantenere un equilibrio tra i Paesi membri, finiscono per bloccare la capacità di intervenire proprio nei momenti di emergenza, e quando si interviene spesso è troppo tardi, quando il danno è già fatto.
Nel frattempo l’obiettivo resta quello di contenere l’inflazione, soprattutto quella legata all’aumento dei prezzi dell’energia. E qui torna sempre la solita proposta, quella della tassazione degli extraprofitti delle grandi società energetiche, profitti che derivano non da meriti industriali ma da fattori esterni, come il blocco dello Stretto di Hormuz. Però a livello europeo non si muove nulla, solo alcuni Paesi spingono per una tassazione straordinaria, ma manca una linea comune. E allora torniamo alle parole di Giorgetti, che fa un esempio molto semplice: è come in una situazione di guerra, arrivano feriti da tutte le parti e l’aspirina non basta, servono interventi più forti. Dice chiaramente: “Quello che non va è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato” e aggiunge: “Se non si risolve la crisi nel Golfo, se arriviamo a fine anno, al rischio di recessione abbiamo quasi certezza di arrivarci”.
Parole molto nette, molto tecniche, molto realistiche. E qui entra un altro elemento. Secondo Giorgia Meloni, nelle parole di Giorgetti ci sarebbe troppo pessimismo. Ma qui c’è un punto fondamentale, e lo dico anche da tecnico: spesso i non professionisti confondono un’analisi oggettiva con il pessimismo. In realtà i professionisti fanno esattamente l’opposto, guardano i dati, guardano i numeri, guardano la realtà.
Faccio un esempio semplice dal mio mondo, quello dell’edilizia. Quando ti approcciavi a un cliente che voleva realizzare qualcosa e tu, analizzando la situazione, gli spiegavi che alcune cose si potevano fare e altre no per motivi tecnici o normativi, quel cliente spesso lo interpretava come una tua incapacità. Come se non fossi abbastanza bravo o abbastanza “ottimista” da fargli ottenere quello che voleva. Quando in realtà il problema non eri tu, era la realtà tecnica, erano le norme. E spesso quel cliente lo perdevi, ma alla fine era anche un vantaggio, perché sarebbe stato solo una rogna.
A livello statale succede la stessa cosa. I tecnici, i professionisti, in questo caso Giorgetti, ti mettono davanti alla realtà dei fatti. Gli altri politici, che non hanno quell’approccio tecnico, tendono a edulcorare la realtà, a trasformare dati negativi in qualcosa di più accettabile dal punto di vista comunicativo. E quindi quella che è un’analisi tecnica viene percepita come disfattismo, quando in realtà è esattamente il contrario. Il modo migliore per affrontare una situazione complessa è uno solo: guardarla in faccia.
E qui chiudo con una considerazione personale. Secondo me, in questo governo, pochi si salvano per approccio e capacità, al di là dell’ideologia o dell’essere d’accordo o meno con le scelte politiche. Giancarlo Giorgetti e Guido Crosetto sono tra i pochi che spesso danno una sensazione positiva. Non positiva perché fanno quello che penso io, ma positiva per il loro approccio umano e professionale. Ed è una differenza enorme, perché nei momenti difficili non serve qualcuno che racconti che va tutto bene, serve qualcuno che ti dica come stanno davvero le cose.
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