Gli Stati Uniti attendono la risposta di Teheran sulla nuova bozza di accordo presentata da Washington. Una bozza che, secondo le indiscrezioni, conterrebbe 14 punti. Vediamo tra poco quali sarebbero i nodi principali.
In questo momento i giornali aprono tutti più o meno allo stesso modo. ANSA titola che “l’Iran dovrebbe rispondere oggi alla proposta USA”. Il Corriere della Sera parla dei “14 punti” e della tregua, mentre CNN ipotizza una risposta in giornata. Anche la Repubblica insiste sulla possibilità di un accordo entro la settimana, anche se Teheran continua a frenare.
Nel frattempo è già passato più di un giorno dall’annuncio della sospensione del Project Freedom, cioè quell’operazione americana nello stretto di Hormuz che avrebbe dovuto garantire il passaggio sicuro di tutte le navi. Poi però, nella realtà, sono passate pochissime navi e quindi non hanno sbloccato praticamente nulla. A quel punto hanno fatto finta di sospendere tutto perché “ci sono i negoziati in corso”.
Tra l’altro c’è una curiosità interessante.
Dopo l’annuncio di questa nuova bozza di accordo, il prezzo del petrolio è sceso di circa un 12%. Bene. Circa settanta minuti prima dell’uscita dell’articolo di Axios che anticipava il possibile accordo, sono state piazzate enormi scommesse finanziarie — shorts sul petrolio — per un valore di circa 920 milioni di dollari. Guadagno immediato all’apertura dei mercati: circa 125 milioni.
Curioso. Così, tanto per.
Comunque, di questo piano in 14 punti sappiamo ancora poco. Però alcune informazioni sarebbero trapelate. Tra queste ci sarebbe la proposta americana di rimuovere i blocchi navali contrapposti su Hormuz, quindi di tornare ad una riapertura totale dello stretto, cioè alla situazione precedente al 28 febbraio 2026. Poi ci sarebbe la revoca delle sanzioni statunitensi contro l’Iran e un ulteriore mese di tempo prima di iniziare a negoziare davvero sul nucleare. Quindi, in questo momento, il nucleare non verrebbe nemmeno affrontato direttamente.
Ed è qui il punto.
Perché, tranne la questione di Hormuz — che era un problema inesistente prima della guerra iniziata dagli Stati Uniti — il resto coincide praticamente con quello che chiede l’Iran.
Gli Stati Uniti si sono ridotti a far credere che il principale obiettivo della guerra sia diventato risolvere il problema che loro stessi hanno creato. Perché il nucleare, alla fine, non esiste. La famosa bomba nucleare iraniana continuano a raccontarla, ma non c’è nulla di concreto. Quindi lo sblocco di Hormuz è diventato il vero obiettivo politico per poter dichiarare vittoria.
Hanno giocato la carta del Project Freedom, cercando di far credere che avrebbero riaperto lo stretto con la forza. Non ci sono riusciti. Hanno ottenuto zero.
E io continuo a stupirmi del fatto che gran parte dei media non lo sottolinei con forza. Perché qui hanno causato una crisi energetica globale, aumenti dei carburanti, inflazione, distruzione, morti, e adesso cercano di vendere come “successo” il tentativo di sistemare un problema che prima non esisteva.
È un film tragicomico.
Come vi dicevo, alcuni punti della proposta americana sarebbero considerati inaccettabili da Teheran. E probabilmente l’Iran continuerà a chiedere sempre le stesse cose: che Hormuz rimanga sotto controllo iraniano o comunque condiviso, i risarcimenti per i danni subiti dagli attacchi statunitensi e israeliani, nessuna rinuncia al programma nucleare e la fine della guerra in Libano da parte di Israele.
Perché mentre si parla di tregua, Israele continua a bombardare. Al Jazeera riporta che il Libano meridionale resta una zona di guerra attiva e che nelle ultime ore ci sono stati oltre 30 raid aerei in meno di 24 ore.
Nel frattempo Trump continua a minacciare l’Iran dicendo che, se non accetterà l’accordo, verrà bombardato “fino alle fondamenta”. E contemporaneamente sostiene che Teheran avrebbe già deciso di consegnare tutto l’uranio agli Stati Uniti.
Trump dice le sue. Poi ci sono i fatti.
Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Teheran starebbe ancora valutando la proposta americana e comunicherà la propria posizione attraverso il Pakistan, che continua a fare da mediatore. Inoltre l’Iran avrebbe definito “esagerate” le indiscrezioni diffuse da Axios su un accordo imminente.
Ed è ovvio perché.
A meno che Washington non abbia davvero offerto praticamente tutto quello che chiede l’Iran, un accordo immediato sembra difficile. Gli Stati Uniti stanno cercando di addolcire la loro posizione perché non possono permettersi una sconfitta diplomatica totale dopo quella militare.
Perché militarmente hanno bombardato per settimane senza ottenere nulla. Se adesso dovessero anche accettare quasi tutte le condizioni iraniane, sarebbe una sconfitta palese. Lo ha detto anche Friedrich Merz: gli Stati Uniti vengono umiliati dall’Iran.
E infatti stanno cercando soprattutto una cosa: un accordo che possa essere venduto all’opinione pubblica americana come una “vittoria”.
Nel frattempo la Francia ha spostato la portaerei Charles de Gaulle nel Golfo, dopo che una nave francese è stata bersagliata nello stretto di Hormuz. E Emmanuel Macron continua a spingere per una coalizione europea che mandi navi nello stretto per garantire la navigazione.
Ora, gli Stati Uniti ci hanno già provato con il Project Freedom e non hanno risolto nulla. Perché noi europei dovremmo andare a impelagarci nello stesso identico schema?
Il problema va risolto diplomaticamente con l’Iran, non mandando altre navi militari. Perché se non c’è un accordo politico, puoi scortare tutte le navi che vuoi, ma nessuno garantirà mai davvero la sicurezza nello stretto.
E infatti durante il Project Freedom sono passate pochissime navi.
Adesso immaginate cosa potrebbe succedere se una nave europea venisse colpita seriamente nello stretto e qualcuno iniziasse a tirare in ballo la clausola di difesa reciproca europea.
Noi dovremmo ritrovarci coinvolti direttamente in una guerra perché altri hanno creato il problema e non riescono a risolverlo?
Io questa cosa continuo a non capirla.
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