Droni russi in legno e polistirolo cadono in Polonia e sorvolano la Romania: scatta l’allarme NATO. Nessun danno, ma massima reazione militare e retorica bellica. Mentre la diplomazia scompare, cresce la tensione su scenari sempre più assurdi.
ai droni in legno caduti in Polonia nasce la nuova idea UE: un “muro di droni” dal Baltico al Mar Nero per difendersi dalla Russia. Una proposta che alimenta il riarmo, affossa i negoziati e mostra tutte le contraddizioni della NATO tra propaganda e figuracce.
Invocato l’articolo 4 NATO per droni russi caduti in Polonia. Zelensky chiede soldati NATO, ma per ora solo parole. Bruxelles discute, Varsavia ne approfitta, mentre i soliti leader rilanciano miliardi alle industrie belliche. La guerra può attendere: prima c’è il piano Readiness 2030.
Droni russi entrano in Polonia: per Varsavia è un attacco intenzionale, non un incidente. Scoppia subito il caos politico e mediatico. Il Consiglio NATO si riunisce il 10 settembre. Ma prima di gridare alla guerra, qualcuno ha verificato davvero cosa è successo?
Nonostante 19 pacchetti di sanzioni, l’economia russa cresce. L’Ucraina perde terreno, ma si parla di vittorie. Intanto l’Europa invia altre armi e miliardi. Narrativa schizofrenica: si dice che stiamo vincendo, ma servono ancora aiuti. E l’interesse europeo? Nessuna traccia.
Centrale elettrica colpita a Kiev, raffinerie russe distrutte da droni ucraini. Stesse azioni, due pesi e due misure. Mentre i media celebrano 58 km² riconquistati da Kiev, Mosca ne prende 594. Ma la guerra va avanti: la diplomazia non serve più.
La NATO si riarma, la Russia risponde. L’Europa spinge sull’escalation, tra propaganda e interessi americani. Readiness 2030, miliardi alle armi e nessuna reale difesa. Kiev lancia l’allarme missili, ma il riarmo lo stiamo scegliendo noi.
Zelensky sposta l’obiettivo: non più riconquistare i territori, ma “sopravvivere”. Una nuova definizione di vittoria per continuare a giustificare la guerra. Intanto l’Ucraina perde terreno, e la diplomazia resta lontana.
La Russia lancia il più massiccio attacco con droni dall’inizio della guerra: quasi mille contro tutta l’Ucraina. Mentre si registrano nuove avanzate russe, Kiev rivendica la produzione autonoma di armi. Il tutto, però, finanziato con fondi occidentali e a spese nostre.