Perché l’edilizia non è sostenibile dall’ambiente

Come mai l’edilizia e tutto il mondo che le gira intorno fa male all’ambiente?

ECOSOSTENIBILITA’ ED EDILIZIA

L’argomento di oggi non sarà il solito tutorial o il tentativo di spiegazione di un argomento professionale.

Mi allontanerò dai miei soliti ambiti e cercherò di trattare un argomento che negli ultimi anni è diventato fondamentale, cioè l’ecologia, l’ambiente, la sostenibilità e come tutto questo si rapporta con gli argomenti che solitamente tratto, il mondo dell’edilizia o del design.

Quando si entra in questi campi è facile diventare banali o essere retorici. Sono il primo ad ammettere di non avere una conoscenza così approfondita a riguardo.

Con le mie conoscenze tenterò di affrontare alcuni concetti che ho trovato molto interessanti, concetti che ho estrapolato da due articoli che ho recentemente letto e che possono dare spunto a delle riflessioni interessanti.

I DUE ARTICOLI DEL SOLE 24 ORE E DOMUS

Un articolo è de Il Sole 24 Ore, l’ho trovato online.

L’altro invece è su Domus di marzo.

Due articoli molto differenti.

Il primo affronta la questione design e architettura dal punto di vista dei materiali a minor impatto ambientale o dei biomateriali, ll secondo invece sviscera la questione delle estrazioni minerarie e quello che queste comportano a livello di territorio.

Li accomuna un filo logico, la sensibilità al concetto di eco-sostenibilità, di salvaguardia dell’ambiente.

Di seguito esporrò quali sono i punti che mi hanno maggiormente colpito dei due articoli e proverò  in conclusione a tirare le somme.

LA TENDENZA DEL DESIGN

Nell’articolo de Il Sole 24 Ore si parla di come la tendenza attuale di designer e architetti sia quella di progettare in modo eco-sostenibile.
Creare una relazione con l’ambiente partendo dalla casa attraverso l’utilizzo di biomateriali o attraverso l’integrazione delle piante all’interno degli ambienti domestici.

Interessante tra i vari prodotti che riporta ad esempio, è un tessuto che assorbe le sostanze inquinanti presenti nell’aria e quindi purifica gli ambienti.
Lo si può acquistare e personalizzare, appendendolo poi come un quadro al muro e nel frattempo assolve la sua funzione.

Un’altra pratica che mi ha colpito è quella della produzione di mobili e arredamenti “coltivati”.
In pratica alcune piante vengono modellate, durante la loro crescita, ad assumere già la forma di un elemento di arredo; una sedia, un tavolo.

Nell’architettura si sottolinea in questo articolo come si stiano realizzando sempre più grattacieli con struttura in legno.

SCAVI AMARI

Dall’altra parte invece l’articolo di Domus è molto meno patinato.

I due autori: Stephanie Carlisle e Nicholas Pevzner, rispettivamente architetta e insegnante, puntano l’indice sull’effetto devastante che hanno le attività estrattive sul territorio.

Attività estrattive che sono il primo metodo di approvvigionamento delle materie prime, anche e soprattutto per quanto riguarda l’edilizia.

In particolare ciò che mi ha colpito nella loro analisi sono due punti:

Paesaggi lunari

L’estrazione delle materie prime modifica radicalmente ampie zone di territorio, modificandone fisicamente la conformazione.
Questo, mi direte, è ovvio ma è l’estensione dell’impatto delle attività estrattive a livello industriale che è impressionante.

Vengono fatte saltare cime di montagne mentre ci sono giganteschi scavatori che grattando la superficie e rendono intere aree simili a dei paesaggi lunari.

Uno dei problemi fondamentali, sottolineano sempre i due autori, è che queste attività avvengono in zone remote, lontano dagli occhi. Perdendo quindi percezione di quello che sta succedendo.
Le destinazioni delle materie prime estratte sono molto lontane dai siti. Le zone civilizzate sono distanti da queste aree perciò non ci si rende conto dell’entità del problema.

Oltre al danno immediatamente visivo, ci sono tutti i residui di lavorazione, compresi quelli chimici, che vengono utilizzati per lavorare le terre prima del loro trasporto e lasciati lì sul territorio, in vasche di raccolta e che infine filtrano nel terreno e nelle falde.

Raramente quando progettiamo una ristrutturazione di un edificio, piccolo o grande che sia, ci chiediamo o riflettiamo da dove provengono i materiali che si utilizzano.
Materiali molto comuni come la ghiaia, il cemento, l’acciaio.

Le fonti rinnovabili

Il secondo punto che mi ha colpito nell’articolo è quello delle energie rinnovabili e tutto quello che gira attorno all’idea di futuro e di sostenibilità che oggi abbiamo.

Non sapevo o non avevo coscienza che anche i pannelli solari o le pale eoliche, vengono realizzate utilizzando delle terre rare che provengono da estrazioni.

Ad esempio le batterie delle auto elettriche hanno bisogno di litio e cobalto che provengono sempre da lì.

Le materie prime necessarie alle tecnologie del futuro che oggi riusciamo a concepire dipendono tutte dall’attività estrattiva.

L’articolo non è assolutamente positivo nella visione di una soluzione.
Auspica da parte delle industrie una maggiore attenzione e responsabilità verso l’approvvigionamento delle materie prime.
Attraverso il recupero di esse, in un ciclo di produzione a circuito chiuso, per qualsiasi prodotto.

Non riesco nemmeno ad immaginare oggi se sia possibile un sistema produttivo del genere.
Sono concetti per me abbastanza difficili da comprendere, talmente grandi che sembrano quasi non esistere, che in qualche modo non ci riguardano.

IL NOSTRO CONTRIBUTO

Cosa possiamo fare in fondo noi singoli cittadini se nemmeno le grandi industrie o la politica riescono a trovare una soluzione?

Magari nel nostro piccolo possiamo iniziare da gesti semplici come smettere di buttare le cartacce dal finestrino dell’auto o evitare di lasciare i mozziconi di sigarette in giro.

Piccoli gesti, sintomo di educazione e rispetto anche nei confronti di se stessi, che devono partire però dalle persone comuni che siamo noi.

Anche se diciamocelo:
-sappiamo tutti che domani mattina non smetteremo di usare la nostra auto, non possiamo farlo.
-Non smetteremo di indossare scarpe sportive con fondi sintetici.
-Continueremo ad utilizzare il nostro smartphone fatto di plastica e batterie.

Da qualche parte però bisogna pur partire.

Nel piccolo ognuno si deve sentire libero di fare quello che può fare, nei limiti dei mezzi che gli sono concessi.

Evitando magari di farsi la guerra tra chi prova a fare qualcosa e chi invece no.

Ognuno deve sentirsi libero di agire come meglio crede.
Il fanatismo non è mai gradito.

A presto

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Danilo Torresi

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