Oggi che Putin apre a un incontro con Zelensky, l’Ucraina dice no.
Abbiamo passato settimane a sentire le lagne di Zelensky e dei volenterosi europei: “Mosca non vuole la pace, continua a bombardare, Putin non mantiene la promessa fatta a Trump di incontrare Zelensky entro due settimane”.
E per “agevolare” quell’incontro cosa hanno fatto? Hanno messo sul tavolo le solite condizioni: più armi a Kiev, Ucraina nella NATO o surrogati dell’articolo 5, soldati NATO in Ucraina e nessun compromesso territoriale.
Poi si sono pure stupiti che Putin non accettasse subito. Cioè, chi sta vincendo la guerra dovrebbe accettare le imposizioni dello sconfitto. Condizioni che sono esattamente le ragioni per cui la guerra è iniziata. Per la serie: mi butto in acqua e poi mi lamento che sono bagnato.
Ora Putin dice: “Se Zelensky è pronto, venga a Mosca”.
E lì panico. Perché se accetti, magari tocca negoziare sul serio. Allora Zelensky risponde no, perché Mosca non gli piace: è fredda, piove, la Piazza Rossa irrita gli occhi… meglio Turchia, Svizzera o Vaticano. E i media occidentali subito: “Inaccettabile la proposta di Putin”.
Detto da chi di proposte inaccettabili se ne intende, possiamo solo fidarci.
Morale: lo sconfitto che implora tregua a giorni alterni, alla prima occasione si tira indietro. E la Russia? Se non ottiene nulla dal negoziato, continuerà con le bombe a raggiungere i suoi obiettivi.
C’è chi parla, spesso a vanvera, e chi fa i fatti. E noi siamo sempre qui ad aspettare che i nostri se ne accorgano.
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