Pericolo scampato per l’Europa: in Moldavia ha vinto il partito filo-europeo della presidente Maia Sandu. La democrazia è salva, nessuna ingerenza russa ha retto al confronto con quella occidentale. Pivelli.
La tattica è sempre la stessa: ad ogni elezione nei paesi dell’Est parte il martellamento mediatico sulle “ingerenze russe”. Politici e giornaloni avvisano: se non voti il candidato giusto (cioè quello che piace a Bruxelles), sei un idiota, un filo-russo o entrambe le cose. In Moldavia, per sicurezza, avevano già messo al bando un paio di partiti “sbagliati”.
E guai se un popolo sceglie un candidato neutrale: subito proteste, rivoluzioni colorate, annullamento delle elezioni, minacce di sanzioni. Succede ovunque: Romania, Georgia, Moldavia stessa nel 2024, quando la Sandu è stata rieletta e il referendum per l’UE ha vinto sul filo di lana.
Poi arriva fuori la chicca: Durov (fondatore di Telegram) ha dichiarato che quando fu arrestato in Francia nell’agosto 2024 i servizi segreti francesi gli chiesero “aiuto” per censurare alcuni canali Telegram moldavi prima delle elezioni. In cambio, un occhio di riguardo sulla sua vicenda giudiziaria.
Io lo chiamo ricatto. Con una bella sfumatura mafiosa.
Ma le ingerenze, ovviamente, le fanno solo i russi.
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