Il giro è semplice:
– L’Europa manda miliardi e armi a Kiev.
– Kiev bombarda le raffinerie e gli oleodotti russi.
– Il petrolio sale.
– E noi lo compriamo dagli americani. A prezzo maggiorato.
Scacco matto.
In questi giorni l’esercito ucraino ha colpito per la quinta volta l’oleodotto Druzhba (quello che serve Ungheria e Slovacchia), mentre attacca anche le navi nel Mar Nero e gli impianti energetici in Russia.
La Turchia ha detto basta. Ha chiesto a Kiev e Mosca di fermare questi attacchi.
Risposta? Un altro missile sull’oleodotto.
Nel frattempo, i “difensori della democrazia” applaudono.
Ungheria e Slovacchia sono due paesi europei che si oppongono al riarmo.
Quindi – dicono alcuni – se lo meritano.
Una lezione democratica, no?
E intanto i prezzi del petrolio salgono.
Chi ci guadagna? Russia e USA.
Chi ci rimette? Noi.
Perché compriamo più caro da Washington quello che prima arrivava via tubo da Mosca.
E la von der Leyen festeggia pure:
“Stop a ogni importazione di energia russa entro il 2027. È l’alba di una nuova era”.
Sì, quella in cui restiamo al buio.
Scacco matto.
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