Trump “libera” il Venezuela. E i tifosi si adeguano.
Fino a ieri Trump era il traditore, quello che voleva fare accordi con Putin, chiudere la guerra, mollare Zelensky.
Oggi è l’eroe che ha liberato il Venezuela in 46 secondi.
Tutti muti. Tutti a tifare.
E guai a criticare l’operazione.
Se dici che gli USA hanno usato la forza arbitrariamente su un altro paese, sei comunista, filodittatore, zecca rossa.
O tutto insieme. Scegli tu.
Lo schema è sempre lo stesso.
Come in Ucraina: se critichi l’Occidente, sei automaticamente filorusso, fascista, comunista, putiniano.
Nel dubbio, ti danno del peggio che trovano.
È il classico giochino per manipolare chi non ha un pensiero proprio.
Semplificare: o stai con noi, o sei contro.
Così si creano le tifoserie.
Ora: se i venezuelani sono felici, buon per loro.
Ma non raccontiamoci la favola dell’intervento “per amore del popolo”.
Gli USA sono intervenuti per interesse, non per altruismo.
Maduro era un dittatore, sì. Ma un dittatore non allineato.
Perché solo quando un regime non fa comodo, va rimosso.
E già si parla di Cuba. E della Groenlandia.
Ecco la previsione:
se in Venezuela arriverà un’altra dittatura, ma amica degli USA, tranquilli, nessuno la “libererà” in 46 secondi.
Essere coerenti è difficile, certo.
Soprattutto quando il pensiero ti viene dettato dal primo titolo di giornale.
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