I droni russi sono tornati. Ma solo quelli innocui.
Non quelli invisibili che, fino a qualche settimana fa, comparivano “ogni due per tre” su mezza Europa.
Quelli di cui nessuno è mai riuscito a scattare nemmeno una foto — nemmeno con un Nokia.
Figuriamoci abbatterli, seguirli o capire da dove venissero.
Ma erano sicuramente russi. Parola degli esperti.
Magicamente scomparsi.
Ora sono tornati i droni veri. Militari. Kamikaze.
Uno è stato “ritrovato” in Moldavia. Da un cacciatore. Accanto a un lago.
E le prove stavolta?
Schiaccianti: drone perfettamente integro.
Doveva esplodere all’impatto, ma è atterrato gentile.
Giusto un po’ di fango, neanche un graffio.
Forse era un drone-esca?
Forse. Ma che coincidenza.
Di tutti quelli lanciati dalla Russia, proprio quello senza esplosivo finisce in Moldavia.
Sempre così: quando un drone russo arriva in un Paese NATO, è sempre inerte.
Strana fortuna.
Come quei droni in polistirolo, rattoppati con lo scotch, caduti in Polonia.
Dicevano avesse sfondato il tetto di una casa.
Poi si scopre che era caduto su una conigliera. Senza danneggiarla.
E alla fine, silenziosamente, hanno ammesso che la casa era stata colpita da un missile NATO.
Polacco.
Ora: nessuno qui mette in dubbio tutti gli allarmi che arrivano da Est.
Però, se queste sono le “prove” della minaccia russa, forse l’ideatore della narrativa dovrebbe impegnarsi un po’ di più.
Come si diceva a scuola?
È intelligente, ma non si applica.
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