Gli ucraini tornano a protestare contro Zelensky. Stavolta per una legge in fase di approvazione che introdurrebbe pene più severe per i soldati in caso di disobbedienza.
Ci risiamo: Kiev è a corto di uomini. Lo dimostrano gli arruolamenti forzati, il tentativo di abbassare l’età di leva, i comandanti al fronte che ammettono che i nuovi arrivati sono pochi, male addestrati e spesso scappano. E lo dimostra pure la recente “passeggiata” russa a nord di Pokrovsk, dove non hanno trovato opposizione perché semplicemente non c’erano soldati ucraini a coprire il fronte.
Chi protesta dice: “State punendo le persone sbagliate, dobbiamo proteggere chi ci protegge”. Ma è chiaro che sempre più soldati non capiscono nemmeno più per cosa stanno combattendo. La democrazia e la libertà in Ucraina sono sparite da un pezzo: resta solo repressione e leggi sempre più dure per impedire alla gente di scappare.
E il punto è proprio questo: riconquistare i territori non è possibile, fermare l’avanzata russa non è possibile, nonostante tutte le armi e i miliardi dell’Occidente. E intanto si rifiuta ogni negoziato.
Ma allora qual è lo scopo concreto? Che cosa vuole davvero ottenere Zelensky?
Il rischio più reale è solo uno: più distruzione, meno territori, più morti.
E se queste scelte non le capiamo noi, che speriamo ancora in un negoziato, cominciano a non capirle più neanche gli stessi ucraini.
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