I DRONI IN POLONIA SONO UNA “PROVOCAZIONE DI KIEV”


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Prende sempre più piede un’ipotesi “scomoda”: i droni finiti in Polonia e in Romania potrebbero non essere stati una provocazione russa, ma ucraina. A dirlo è l’ambasciatore russo convocato a Bucarest (ovviamente), ma non è questo il punto. Basta guardare come sono stati raccontati gli eventi, le reazioni successive e – soprattutto – chiedersi: chi ci guadagna di più da un coinvolgimento NATO diretto nella guerra?

Un paio di spunti:

•Perché in Polonia (e in Bielorussia) sono arrivati solo droni “esca”, quelli leggeri e senza testata esplosiva?

•Perché proprio quelli che restano quasi integri all’impatto, perfetti da mostrare come “prova evidente” della mano russa?

•Perché non anche droni veri, con testata, che avrebbero lasciato solo detriti?

Il risultato è servito: foto, titoli, indignazione. Rutte lo ha detto chiaramente: “pericoloso e inaccettabile, che sia stato intenzionale o meno”. E da lì via con la militarizzazione del fronte est.

Ma la domanda resta: chi ha più interesse a spingere per il coinvolgimento NATO? La Russia, che si ritroverebbe altri eserciti contro, o l’Ucraina, che non riesce più a reggere il fronte?

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Danilo Torresi