Dalla Russia ci ricordano che l’Europa è già in guerra con Mosca – lo dice Medvedev – e i nostri tirano un sospiro di sollievo: il negoziato è scongiurato, finalmente.
Zelensky, nel frattempo, rilancia l’idea di un vertice a tre con Trump e Putin, ma il copione resta sempre lo stesso: spingere sulla guerra. E negli ultimi giorni lo fanno cavalcando i famosi droni in cartapesta e un tetto polacco in ristrutturazione, roba perfetta per i titoloni e per far gridare “aggressione russa alla NATO”.
Intanto, Kallas, von der Leyen, Macron e Rutte vanno dritti con la “Sentinella dell’Est”: militarizzazione del confine NATO dalla Finlandia al Mar Nero, con esercitazioni da 40.000 soldati in Polonia. Ma i cattivi sarebbero i russi, che fanno esercitazioni con 13.000 uomini in Bielorussia.
Poi ci sono i conti: Kiev chiede altri 120 miliardi di dollari solo per il 2026, anche se la guerra finisse. Perché senza le nostre tasse, l’Ucraina non sta in piedi: gli USA hanno già staccato la spina.
E mentre al fronte perde pezzi (oggi un altro centro nel Dnipropetrovsk), Zelensky grida che Mosca ha lanciato 3.500 droni solo a settembre. Ma tranquilli, ci dicono che abbiamo quasi vinto: bastano due incendi in Russia e l’economia del Cremlino è già in ginocchio.
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