Ora ti prego, ferma anche Putin.
Ferma pure la guerra in Ucraina, come hai fatto con Gaza.
E già che ci sei, dammi anche i Tomahawk.
Possiamo sintetizzare così la richiesta di Zelensky a Trump.
Zelensky scrive: “I russi devono essere pronti a partecipare a una vera diplomazia. Con la forza questo può essere garantito.”
La follia assoluta.
Solo Zelensky poteva fare un parallelo tra Gaza e Ucraina.
A Gaza c’è uno sterminio di civili da parte di un esercito.
In Ucraina c’è una guerra tra due eserciti.
Trump in Palestina ha fermato il suo alleato — Israele — che dipende dagli USA per tutto.
Ma in Ucraina Putin non dipende da Washington.
E Zelensky, invece di cogliere l’occasione per trattare, ha continuato con i suoi “no”:
no ai negoziati, no al ritiro, no al compromesso, no alla neutralità.
Sì invece all’ingresso nella NATO e all’arrivo degli eserciti occidentali.
Quando poi Putin aveva accettato un incontro, lui si è tirato indietro.
Ora torna a lisciare Trump, con la scusa dello sfumato Nobel per la pace, chiedendogli i Tomahawk “per fermare la guerra”.
Cioè bombardando di più.
La logica di quattro anni di guerra riassunta in una frase.
Trump, però, non ha leve su Mosca.
Putin non è Netanyahu.
E lo sanno tutti — anche Zelensky.
Ma continuano a fingere di non capirlo.
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