I nostri politici continuano a ripeterci che va tutto bene.
Siamo belli, bravi, eccellenti — tutti ci vogliono bene.
E se qualcosa va male, ovviamente, è sempre colpa dei governi precedenti.
Nel frattempo non fanno nulla.
Aiutano chi i soldi li ha già, e lasciano allo sbando chi fatica ad arrivare a fine mese.
Tanto sanno che chi è in difficoltà spesso non va nemmeno a votare.
Lasciando da parte per un momento la guerra in Ucraina o Gaza, basta guardarsi intorno:
l’Italia è in declino.
Siamo al quarto anno di fila di calo industriale, la produzione di auto è tornata ai livelli del 1956, e quella generale è ferma al 2020, in pieno Covid.
La sanità pubblica è al collasso: medici che scappano nel privato, liste d’attesa infinite e ospedali allo stremo.
Chi ha i soldi si cura, chi non li ha aspetta o rinuncia.
Le scuole cadono a pezzi — letteralmente — ma la priorità del governo è vietare gli smartphone invece di insegnare a usarli.
La giustizia? Peggio ancora.
Chi ha soldi allunga i processi, chi non ne ha si arrende.
Un lavoratore vessato dall’azienda può permettersi di fare causa?
Ovviamente no.
E poi c’è il lavoro.
Uno stipendio “buono” da 2.000 euro al mese, tolte spese, mutuo, bollette, figli e benzina, che resta?
Niente.
Solo la retorica dei politici che dicono che “l’Italia è ripartita”.
Basta guardare fuori dalla finestra: strade dissestate, ponti che cadono, degrado ovunque.
E capisci che no, non va tutto bene.
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