Oggi, lunedì 20 ottobre, giù i server di Amazon.
App, portali, servizi in tilt un po’ ovunque.
Immagino abbiate avuto anche voi qualche sito che non si apriva o un’app che andava a singhiozzo.
La mia prima reazione?
“Vuoi vedere che “ha stato Putin” anche stavolta?”
Non ho controllato, ma scommetto che qualcuno l’ha già detto.
Magari per sabotare l’incontro con Zelensky a Budapest.
O forse è stato Zelensky, per lo stesso motivo.
O i Paesi europei… no, impossibile — per hackerare i server americani servono capacità, coraggio e autonomia.
Quindi no, scartata.
Nel frattempo, secondo il Financial Times, Trump avrebbe “caldamente” invitato Zelensky a scendere a compromessi:
“Cedi il Donbass o Putin ti distruggerà.”
Poi Trump ha smentito:
“Io ho solo detto di fermarsi alla linea del fronte, non di cedere tutto il Donbass.”
Però la tensione tra i due c’è, eccome.
Il punto è sempre lo stesso:
Zelensky non vuole riconoscere i territori persi.
Ma se stai perdendo la guerra e non concedi nulla,
come pensi che l’aggressore si fermi “per bontà d’animo”?
Infatti, lui insiste:
“Non daremo la vittoria ai russi.”
Tradotto: si andrà avanti come dopo l’Alaska.
Tusk e Merz già al seguito, pronti a ribadire “sostegno incondizionato a Kiev”,
mentre la realtà è che la Russia avanza ogni giorno.
Non serve dire che Mosca sta vincendo — basta guardare.
Ma almeno smettiamola di raccontarci che Kiev ha una posizione dominante.
Un po’ di realismo ogni tanto non guasta.
E intanto Zelensky si prepara al vertice di Budapest,
a dire “no” a tutto come sempre,
e a firmare un nuovo contratto con gli USA:
25 sistemi Patriot, 50 miliardi di dollari contati male.
Missili esclusi.
Tanto paga mamma Europa.
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