CASUS BELLI


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Negli ultimi giorni la situazione sul fronte ucraino sta peggiorando rapidamente: città e roccaforti continuano a cadere a un ritmo che non si vedeva da anni. Da Kiev si nega finché è possibile, poi cala il silenzio. È uno schema che conosciamo bene.

E mentre Odessa è sempre più nel mirino dei bombardamenti russi, Zelensky e i governi europei continuano a rifiutare qualsiasi vero compromesso. Si va avanti così: più guerra, più territori persi, più vite ucraine sacrificate, pur di non cedere nulla sul piano diplomatico.

Nel frattempo si moltiplicano vertici, incontri e dichiarazioni per ripetere sempre lo stesso messaggio: “la Russia sta per attaccare l’Europa”. Germania, Polonia e Paesi baltici spingono da tempo su questa narrativa, parlando di minacce ibride oggi e carri armati domani.

Un’Europa che, guidata da von der Leyen e Kallas, sembra crederci (o far finta di crederci). Anche perché torna utile per giustificare il riarmo e il sequestro mascherato degli asset russi, chiamato “congelamento a tempo indeterminato”: centinaia di miliardi bloccati per finanziare nuove armi e prolungare ancora il conflitto.

La sensazione, sommando tutto questo, è che mentre si dice di difendere la democrazia… di democrazia ne resterà ben poca.

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Danilo Torresi