Oggi tutti a Berlino: Zelensky, Merz e l’inviato di Trump, Witkoff.
Si parla di negoziati con Mosca. Un altro round.
Speranze basse, aspettative nulle. Perché?
Perché la posizione di Zelensky & Co. è sempre la solita:
– Nessuna concessione territoriale
– Nessun limite all’esercito ucraino
– NATO in Ucraina
– E il solito eccetera, eccetera
Il problema?
Kiev è debole al tavolo del negoziato.
– Corruzione ovunque
– Fronte a pezzi
E allora serviva un “colpo di scena”.
Ed eccolo: Kupiansk è stata liberata!
Anzi no.
Anzi sì.
Anzi… boh.
Settimana scorsa Zelensky l’aveva già detta “liberata”.
Il giorno dopo Sirsky (capo dell’esercito) lo smentisce: “è iniziata la controffensiva”.
Quindi non era liberata.
Silenzio per giorni.
Poi Zelensky torna in scena: “Kupiansk è nostra!”
Ma lo dice da 500 metri fuori città.
Quindi Kupiansk è “liberata ma non troppo”.
Ma tanto basta.
Esultano i media, le mappe diventano tutte azzurre.
Abbiamo quasi vinto. Di nuovo.
Poco importa che Kiev stia perdendo centri abitati e che nel 2025 abbia perso più territori che mai.
Ora c’è una nuova narrazione per tenere vivo il sogno e mandare altri soldati al fronte.
Ma attenzione:
chi chiede davvero la fine della guerra con un negoziato è il filo russo.
Gli amici veri, invece, sono quelli che ti spingono nel burrone con la bandiera in mano.
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