NEGOZIATO (QUASI) SABOTATO


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Tutti ottimisti. Media, politici, commentatori: dopo i colloqui di Berlino sull’Ucraina parlano tutti di “progressi positivi” sul piano di pace di Trump, quello rimaneggiato dagli europei e discusso anche con gli americani.

Peccato che il piano originale, quello concordato con Mosca e poi bocciato da Zelensky e dall’UE, prevedesse punti molto chiari: niente Ucraina nella NATO, niente NATO in Ucraina, riconoscimento dei territori già sotto controllo russo e la cessione di una parte del Donetsk.


Non è piaciuto a nessuno da questa parte… e infatti è stato riscritto più volte.
L’ultima versione, uscita dopo Berlino, viene venduta come un successo. Vediamo però cosa contiene davvero:
* Zelensky “rinuncia” alla NATO, ma chiede le stesse garanzie di sicurezza, cioè una risposta armata contro Mosca.
* Nessun compromesso territoriale: niente riconoscimento dei territori già controllati dalla Russia, né di quelli che Mosca chiede.
* L’Europa, con von der Leyen, propone una forza multinazionale in Ucraina: di fatto eserciti NATO sul campo.
* Impegno a intervenire militarmente contro la Russia in caso di attacco.
* Un esercito ucraino da almeno 800.000 uomini in tempo di pace (indovinate chi lo paga).
* Ricostruzione dell’Ucraina a carico dei beni russi congelati… e a carico nostro se i 200 miliardi non bastano.

Nel frattempo Von der Leyen annuncia nuove sanzioni e Tusk esulta perché “per la prima volta gli alleati si muovono tutti nella stessa direzione”.
Ottimismo generale, applausi, pacche sulle spalle.

Diciamo che per sabotare un negoziato di pace era difficile fare meglio.
Forse mancava solo un missile sul Cremlino.

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Danilo Torresi