Mentre scrivo, le agenzie riportano la posizione del Cremlino: l’offensiva continuerà finché Kiev non accetterà le condizioni russe.
E infatti Zelensky ci riprova: chiede ancora cose che sa benissimo che Mosca non accetterà mai, e intanto accusa la Russia di aver violato la tregua e di non aver rispettato gli accordi presi con Trump.
Trump però gli risponde, in sostanza: “Ma di che stai parlando?”
La storia è sempre la stessa: dire una cosa, e il giorno dopo dire l’esatto contrario facendo finta di niente.
Nei giorni scorsi Trump aveva annunciato che Putin aveva accettato una tregua di alcuni giorni sui bombardamenti alle infrastrutture energetiche ucraine. “Una settimana”, aveva detto, senza date precise.
Putin poco dopo aveva chiarito: la tregua sarebbe durata fino a domenica scorsa.
E così è stato.
Lo stesso Zelensky aveva confermato che i bombardamenti sulle centrali energetiche erano cessati e che gli attacchi erano stati reindirizzati su obiettivi logistici.
Poi, due notti fa, a tregua finita, la Russia lancia un attacco record per il 2026, con oltre 500 ordigni tra missili e droni.
E a quel punto Zelensky si dimentica quello che aveva detto prima e grida allo scandalo:
La Russia ha violato l’accordo!
L’Ucraina rivedrà la sua posizione nei negoziati!
Putin non ha rispettato l’accordo con Trump!
Trump però è netto: nessuna violazione. Putin ha mantenuto la parola e si è astenuto dagli attacchi nei giorni stabiliti.
In pratica Zelensky, con le solite modalità, prova a strumentalizzare gli eventi per chiedere più soldi all’Europa e per far saltare i negoziati senza dirlo apertamente.
E ci aggiunge anche un’analisi… diciamo così, discutibile: secondo lui Mosca avrebbe accettato la tregua parziale per riarmarsi, per “accumulare missili”.
Peccato che sia stato lo stesso Zelensky a dire che gli attacchi non si erano fermati, ma erano solo stati spostati su altri obiettivi.
Quindi, di fatto, la Russia non si è mai fermata.
Ma allora Zelensky vorrebbe farci credere che la Russia sia così in difficoltà che, per lanciare un attacco come quello di un paio di giorni fa, avrebbe avuto bisogno di una pausa.
Questo ragionamento presuppone una cosa assurda: che la Russia lanci ogni giorno tutto quello che produce.
Produce 100, lancia 100. Aspetta cinque giorni, e poi lancia 500.
È la solita narrazione:
la Russia è una minaccia per l’Europa, vuole invaderci, ma allo stesso tempo ha finito tutto: missili, mezzi, munizioni, soldati.
E l’economia? Da quattro anni ci dicono che è “sull’orlo del fallimento” e che per questo Putin si arrenderà.
Me la immagino, la scena: la Russia si rende conto che sta per fallire, si arrende, riconsegna i territori e dice pure:
“Scusateci, abbiamo sbagliato”.
Una logica che non fa una piega.
Già.
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