ITALIA VERSO LA RECESSIONE | PREVISIONE PIL DIMEZZATO E PREZZI IN SALITA


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Le previsioni sulla situazione economica italiana sono sempre più negative.

Standard & Poor’s, secondo quanto riportato dal Il Sole 24 Ore, ha dimezzato la stima del PIL italiano per il 2026.

Le nuove previsioni parlano di una crescita dello 0,4% nel 2026 e dello 0,8% nel 2027.

A metà gennaio, invece, si prevedeva uno 0,8% per il 2026 e 0,9% per il 2027.

Quindi una revisione al ribasso significativa.

Ovviamente, più ci si allontana nel tempo, più si ipotizza che il conflitto possa rientrare, e quindi le previsioni peggiorano meno sul lungo periodo.

Ma nel breve termine l’impatto è evidente.

Secondo Standard & Poor’s, lo shock del petrolio dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz, legato alla guerra in Medio Oriente, ha interrotto la ripresa europea.

Questo comporta aumento dell’inflazione, quindi prezzi più alti, e un peggioramento delle prospettive di crescita.

Inoltre complica la politica monetaria.

Ci si aspetta che la Banca Centrale Europea e la Bank of England possano aumentare i tassi già nel secondo trimestre del 2026.

Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, l’Italia rischia di essere il punto debole dell’Unione Europea.

Gli analisti di EY stimano che, se la guerra dovesse continuare, il costo per l’Italia potrebbe superare i 36 miliardi, con una contrazione del PIL dell’1,6%.

A livello europeo, la perdita complessiva potrebbe arrivare a circa 200 miliardi, con una contrazione del PIL dell’1,3% nell’Eurozona.

Se invece la guerra dovesse concludersi rapidamente, come ipotizzato da Trump, la perdita sarebbe più contenuta, ma comunque significativa: tra i 6,8 e i 30 miliardi a livello europeo.

Anche in questo scenario, quindi, i danni economici resterebbero rilevanti.

Citando un passaggio dell’articolo del Fatto Quotidiano, la stabilità economica europea è direttamente collegata alla durata degli stop alle forniture di gas e petrolio.

L’impennata dei prezzi energetici aumenterà l’inflazione e frenerà la crescita del PIL.

I settori più vulnerabili sono trasporti, raffinazione e servizi, a causa della contrazione del reddito disponibile delle famiglie.

Il già governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo alla sedicesima conferenza annuale della Banca d’Italia e del Ministero degli Affari Esteri, sottolinea che le attuali tensioni geopolitiche, in particolare legate all’Iran, preoccupano per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le ripercussioni sulla stabilità finanziaria.

Queste dinamiche rischiano di amplificare fragilità già esistenti, limitando ulteriormente gli spazi di intervento degli Stati, soprattutto per Paesi come l’Italia che hanno margini di manovra quasi nulli.

La Banca Centrale Europea, in un bollettino, avverte che il rialzo dei prezzi energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione oltre il 2% nel breve periodo, con un picco previsto intorno al 3,1% nel secondo trimestre del 2026.

In sintesi, le prospettive legate alla guerra in Iran sono estremamente negative.

Anche nel caso in cui il conflitto dovesse terminare a breve, le conseguenze si protrarranno nel tempo.

Ma se dovesse continuare ancora per mesi, gli effetti rischiano di diventare catastrofici.

Dal punto di vista economico ed energetico, l’Europa potrebbe arrivare a dover razionare energia e carburanti.

E basta immaginare cosa potrebbe significare affrontare l’inverno tra il 2026 e il 2027 in queste condizioni:

problemi di riscaldamento, aumento dei costi per le industrie, rincari nei costi di produzione e logistica, aumento dei prezzi dei beni alimentari e farmaceutici.

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Danilo Torresi