L’Europa perde la guerra in Ucraina. E la perde due volte.
La prima è sotto gli occhi di tutti. Sul campo, la Russia continua ad avanzare, lentamente ma in modo costante, mentre l’Europa continua a spendere miliardi senza riuscire a cambiare realmente l’andamento del conflitto. L’Ucraina paga con le vite umane, con il sacrificio dei propri cittadini. L’Europa paga con i soldi, con la propria economia e, in prospettiva, con il proprio futuro.
Ma c’è una seconda perdita, ancora più pesante.
Perché l’Europa non sta solo finanziando la guerra in Ucraina: sta anche subendo le conseguenze della guerra in Iran. Si ritrova così a pagare due guerre contemporaneamente, una che sostiene direttamente e una che subisce indirettamente. Il risultato è una crisi energetica senza precedenti, con aumento dei prezzi, instabilità economica e margini di manovra sempre più ridotti. E tutto questo senza avere un vero controllo sulle decisioni.
Nel frattempo, sul fronte ucraino, la situazione peggiora. Nelle ultime 24 ore sono stati lanciati oltre 700 droni russi, insieme a missili. Altro che rallentamento: la pressione è altissima. E infatti Zelensky torna a chiedere un cessate il fuoco per Pasqua. Una richiesta che suona quasi paradossale, perché arriva da chi si trova in difficoltà sul campo, come se chi sta perdendo potesse proporre una pausa alle condizioni proprie.
La risposta russa è coerente con la situazione militare. Il consigliere di Putin, Yuri Ushakov, ribadisce che un cessate il fuoco è possibile solo con il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass. È una linea che Mosca ripete da tempo e che riflette una posizione di forza: chi è in vantaggio non si ferma senza ottenere qualcosa in cambio.
E mentre si parla di diplomazia, emerge un episodio che chiarisce ancora meglio il quadro. Zelensky racconta di un incontro in videoconferenza con emissari americani, con il segretario NATO Mark Rutte e con il senatore Lindsey Graham, definendolo positivo. Ma subito dopo arriva la mossa di Trump, che minaccia di interrompere le forniture di armi all’Ucraina.
Qui la contraddizione è evidente. Se l’incontro è stato positivo, perché minacciare? La risposta è che la questione non è l’Ucraina, ma l’Europa. Quella minaccia serve a fare pressione sugli europei. L’obiettivo, secondo diverse ricostruzioni, è spingerli ad aderire a una coalizione di volenterosi per intervenire nello Stretto di Hormuz. In altre parole, la guerra in Iran non è più gestibile e si cerca di coinvolgere direttamente l’Europa, utilizzando l’Ucraina come leva.
Si arriva così a un altro punto chiave. I programmi NATO per l’invio di armi a Kiev sono finanziati dall’Europa: siamo noi che paghiamo, compriamo armi americane e le inviamo all’Ucraina. E ora gli Stati Uniti minacciano di fermare tutto, non perché non convenga economicamente, ma perché è uno strumento di pressione politica.
Trump lo dice chiaramente anche agli americani. Sostiene che non c’era bisogno di intromettersi in Ucraina e aggiunge che ora sta “vendendo le munizioni”. Gli Stati Uniti incassano, l’Europa paga, l’Ucraina combatte. Il modello è cambiato. Non più aiuti, ma vendita di armi pagate dagli europei.
Nel frattempo, però, la situazione sul campo non migliora. I bombardamenti continuano, la pressione cresce e non si vede alcuna svolta. E quindi la domanda diventa inevitabile: cosa stiamo ottenendo?
A questo si aggiunge un elemento che può sembrare secondario, ma che racconta molto bene il clima generale. I droni che cadono nei Paesi NATO — Lettonia, Estonia, Lituania, Finlandia. Ogni volta succede la stessa cosa: viene trovato un drone, viene subito attribuito alla Russia, scatta l’allarme. Poi, dopo le verifiche, si scopre che erano droni ucraini finiti fuori rotta.
Eppure lo schema non cambia. Prima si accusa, poi si verifica, poi si corregge. Ma nel frattempo la percezione di minaccia resta. E si crea un clima costante di tensione, incertezza e confusione, anche lontano dal fronte.
Alla fine il quadro è chiaro. Da una parte c’è una Russia che avanza, mantiene la pressione e detta condizioni. Dall’altra c’è un’Ucraina in difficoltà, che chiede tregue ma non cambia strategia. E nel mezzo c’è l’Europa, che paga, finanzia, subisce, ma non decide.
E quindi sì, l’Europa perde la guerra in Ucraina. La perde sul campo, la perde economicamente e la perde strategicamente. E mentre tutto questo accade, continua a seguire decisioni prese altrove, senza costruire una linea autonoma.
E più passa il tempo, più questa dinamica diventa evidente.
_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.
Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!