DEVASTANTI BOMBARDAMENTI RUSSI | KIEV CONTINUA A CHIEDERE TREGUA


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Torniamo ancora sull’Ucraina, ma tenendo insieme tutti i pezzi, perché quello che sta emergendo è un quadro sempre più chiaro: la guerra in Ucraina sta passando in secondo piano, mentre le difficoltà sul terreno e sul piano energetico aumentano.

Partiamo da un elemento che colpisce subito.

Volodymyr Zelenskyy prova a ritagliarsi un ruolo anche nella crisi dello Stretto di Hormuz. Arriva a dire che l’esercito ucraino sarebbe coinvolto nelle discussioni sulla libera navigazione, grazie all’esperienza maturata nel Mar Nero.

Ma non chiarisce in che modo.

E allora viene il dubbio.

Che più che un coinvolgimento reale, sia un tentativo di restare al centro della scena, in un momento in cui l’attenzione mondiale è tutta spostata sulla guerra in Iran.

Perché nel frattempo succede altro.

Con la “tregua” annunciata da Donald Trump — che in realtà è uno spostamento dell’ultimatum di due settimane — Kiev torna a chiedere agli Stati Uniti di rifocalizzarsi sull’Ucraina.

Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha chiede più pressione su Mosca per ottenere un cessate il fuoco.

E qui emerge una contraddizione evidente.

Perché mentre i media continuano a raccontare gli attacchi ucraini come successi importanti, è l’Ucraina che chiede una tregua.

E questo dice molto.

Perché, nella realtà, chi ha più bisogno di fermarsi non è la Russia.

È Kiev.

Nel frattempo, sul terreno, la situazione resta pesante.

Gli attacchi russi sono tornati a intensificarsi negli ultimi giorni, soprattutto contro le infrastrutture energetiche ucraine. Dopo una fase di relativa calma, sono ripresi bombardamenti, blackout, danni alla rete elettrica.

E questo si somma a un contesto globale sempre più complicato.

La guerra in Iran ha fatto esplodere i prezzi dell’energia, ha ridotto le forniture e ha messo sotto pressione anche l’Ucraina, che già fatica a sostenere il proprio sistema.

E mentre questo accade, la Russia si trova in una posizione sempre più favorevole.

L’aumento del prezzo del petrolio, la maggiore domanda dovuta alla crisi nel Golfo, fanno sì che Mosca venda più energia a prezzi più alti.

E quindi incassa di più.

E quindi può finanziare meglio la guerra.

E qui arriviamo al punto finale.

Nonostante si continui a parlare di un possibile indebolimento economico della Russia, oggi quello scenario sembra più lontano che mai.

Anzi, sta accadendo il contrario.

La crisi energetica globale — innescata dalla guerra in Iran — rischia di rafforzare ulteriormente il peso della Russia nei prossimi anni.

Perché anche se il conflitto in Medio Oriente dovesse fermarsi, le infrastrutture danneggiate nel Golfo richiederanno anni per essere ripristinate.

E questo significa una cosa sola.

Che la domanda di energia alternativa resterà alta.

E la Russia sarà uno dei principali fornitori.

Tradotto:

più incassi,

più risorse,

più capacità di sostenere la guerra.

Nel frattempo, l’Ucraina continua a subire attacchi, a chiedere tregue, a cercare attenzione internazionale.

E l’Europa resta nel mezzo.

A pagare il costo economico, energetico e politico di una situazione che, oggi più che mai, sembra andare in una direzione precisa.

Quella di un conflitto che si prolunga.

E che, invece di indebolire chi doveva essere indebolito, rischia di rafforzarlo ulteriormente.

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Danilo Torresi