Putin definisce gli europei “maialini al servizio di Biden”. Al netto del linguaggio, il punto è uno: l’Europa ha avallato politiche di guerra contro i propri interessi e oggi ne paga il prezzo.
Per chi ancora non se ne fosse accorto: Kiev sta perdendo la guerra, l’Ucraina è devastata e l’Europa che la sostiene è economicamente in ginocchio. Ma si continua. Anche perché a morire sono soprattutto gli ucraini, mentre qualcuno inizia ad auspicare che prima o poi tocchi anche ai nostri figli. “Bisogna tenere duro”, dicono.
La guerra però non può finire così. E allora si fa finta di voler negoziare, proponendo alla Russia condizioni inaccettabili, mentre si continua a mandare armi e miliardi a Kiev.
C’è solo un problema: i soldi sono finiti.
A meno di non mettere le mani nei conti correnti dei cittadini europei, serve tappare il buco ancora per un anno, un anno e mezzo. E quale soluzione migliore se non prendersi i 200 miliardi di asset russi detenuti in Europa?
Peccato che il Belgio, dove si trova la fetta più grossa, non voglia cedere. Il primo ministro non vuole, la società che li detiene non vuole. Strana tutta questa ostinazione, che sarà mai il rischio di mandare in bancarotta un Paese e creare un effetto domino in Europa? Qui c’è una guerra da mandare avanti.
Poi però arrivano i media: Kiev cita il Guardian e scopriamo che politici e alti dirigenti finanziari belgi sarebbero stati intimiditi dai servizi segreti russi per bloccare l’uso degli asset.
Ahhh, ecco.
Alla fine “ha stato Putin”. Sempre lui.
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