ZELENSKY ALLARGA LA GUERRA NEL MEDITERRANEO


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Da qualche settimana gli attacchi dell’esercito ucraino non si limitano più al fronte o al territorio russo. Si sono estesi anche nel Mar Nero, nel Mar Caspio e perfino nel Mediterraneo, tra Creta e la Libia. Sì, nel nostro mare.

La giustificazione è sempre la stessa: navi russe o presunte navi della “flotta ombra”. Un termine comodo, un po’ come “attacchi ibridi”: etichette buone per spiegare tutto e il contrario di tutto, senza dover entrare troppo nei dettagli.

C’è una petroliera che non piace? È flotta ombra.
Un voto che non va nella direzione giusta? Ingerenze ibride russe.

Quello che mi inquieta davvero, però, è la normalizzazione. Attacchi militari nel Mediterraneo, fuori dalla zona di guerra, vicino a noi, raccontati dai media come se fosse la cosa più normale del mondo. E anche i politici li commentano così, senza farsi troppe domande.

Nessuno parla dei rischi se qualcosa va storto: un errore, una valutazione sbagliata, un incidente. E soprattutto: siamo sicuri che sia tutto legittimo?

Perché quando certe cose le fa l’Ucraina sembra sempre tutto giustificato. Ma facciamo un esperimento mentale: se la Russia colpisse una nave cargo accusata di trasportare armi per Kiev al largo delle coste siciliane, lo racconteremmo allo stesso modo?

Io la domanda me la faccio.
Agli esperti, il giudizio.

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Danilo Torresi