Stamattina apro i giornali e leggo: raid russi su Kherson, droni in Polonia, NATO rafforza la vigilanza, jet NATO al confine, la Romania minacciata dai droni russi.
Mi sono detto: “Ma che cavolo è successo in poche ore di sonno?”.
Poi ho capito: niente di nuovo, è sempre lo stesso circo. Quattro droni in polistirolo e legno, senza danni né vittime, diventano “l’attacco russo alla NATO”. Talmente pericolosi che sono caduti praticamente integri, forse rimbalzando sui pomodori.
Ma bisogna reagire! E allora via con F16, F35, elicotteri, milioni buttati per abbattere droni da diecimila euro. E guarda caso, potrebbero pure essere stati mandati fuori rotta dalla difesa elettronica ucraina. Ma questo non conta, la tensione va tenuta alta.
Intanto i media gongolano, esaltati dall’idea che la diplomazia fallisca e che si vada sempre più verso la soluzione bellica. Meglio miliardi in armi e rischio nucleare, che cercare un compromesso.
La Russia, ci dicono, non riesce a conquistare abbastanza territori, ma allo stesso tempo sarebbe pronta ad invadere la NATO passando dalla Polonia. Una logica talmente assurda che sembra una dieta dimagrante a base di bomboloni alla crema: venti al giorno e risultato assicurato.
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