CALANO DRASTICAMENTE GLI AIUTI MILITARI A KIEV


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Calano gli aiuti militari a Kiev.
Tra luglio e agosto: meno 57%.
Per un attimo ho pensato — sarà il preludio a una trattativa di pace?
Poi sono tornato alla realtà.

Le armi sono finite.
Quelle nuove le fornirà papà Donald, a prezzi modici, ma con tempi di produzione da calendario Maya.
L’Europa quello che poteva mandare l’ha già mandato.
E soprattutto: ha finito i soldi.

Due ipotesi sul tavolo.
La prima: confiscare gli asset russi in Europa, circa 200 miliardi di euro.
Basterebbero per un anno e mezzo di guerra. Forse.
Ma farebbe crollare mezzo continente, quindi qualcuno ha ancora qualche dubbio.
Polonia e Paesi baltici, invece, spingono per farlo: più guerra per tutti.

La seconda ipotesi è quella di cui nessuno parla, ma tutti sanno:
tagli a sanità, istruzione, pensioni e nuove tasse.
Solo che “nuove tasse per una guerra evitabile” non suona bene.
E quindi la fanno passare per guerra inevitabile.

Come?
Con la solita raffica di allarmi e fake da baraccone:
l’aereo della Von der Leyen “attaccato” dagli hacker russi (mai successo),
i droni in polistirolo sulla Polonia,
i caccia “sconfinati”,
i droni non identificati (quindi russi),
le navi fantasma nel Baltico,
e ora pure un “cyberattacco russo” al sito tedesco per gli appalti pubblici.

E il capolavoro finale: “Mosca ci attaccherà entro il 2029”.
Forse si sono accorti che la gente non è ancora abbastanza spaventata.
O forse che, dopo anni di balle, comincia a diventare immune.

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Danilo Torresi