Siamo il bancomat di Trump e i fornitori gratuiti di Zelensky.
L’Europa viene spremuta come un limone — da est e da ovest.
E il bello è che lo fa pure volentieri.
Al vertice dei ministri della Difesa di ieri (mercoledì 15 ottobre), tutti hanno ribadito la stessa linea:
continuare a finanziare la guerra in Ucraina.
La scusa è sempre la solita — difendersi dalla “minaccia russa”.
Ma in realtà è solo un gigantesco giro d’affari.
Kiev chiede 120 miliardi per il 2026.
Merz vorrebbe darne addirittura 140, garantiti dagli asset russi.
Trump ride: le armi le manda lui, le paghiamo noi e la guerra può andare avanti tranquilla.
Il ministro della Difesa ucraino dice: “Non preoccupatevi, useremo anche risorse interne”.
Peccato che quelle “risorse interne” siano i nostri soldi.
Ma facciamo finta di crederci: ci hanno pure fatto lo sconto.
Nel frattempo Zelensky insiste per avere i Tomahawk, anche se non ha neanche i sistemi per lanciarli.
Servirà personale occidentale.
A Trump va bene: basta che paghiamo noi.
La Russia però non la prende alla leggera: i Tomahawk possono trasportare testate nucleari.
E da Mosca si chiedono — retoricamente — come dovrebbero rispondere.
Siamo spremuti come limoni.
E pure felici di esserlo.
Finanziamo la nuova auto del vicino, mentre non riusciamo nemmeno a comprare il pane.
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