La volpe cambia il nome, ma non il vizio.
All’inizio si chiamava ReArm EU: diretto, onesto, forse troppo.
La gente rischiava di capire che “rearm” significa riarmo.
E allora via col restyling: Readiness 2030.
Così si capisce meno, ma si fa lo stesso.
Il contenuto non cambia: 800 miliardi per il riarmo dell’Europa.
Perché “la Russia ci attaccherà”.
Non siamo pronti, lo saremo entro il 2030.
Putin, abbi pazienza e attacca dopo.
Solo che non bastava più.
Tra droni sulla Polonia, caccia “sconfinati” e guerra ibrida,
c’era bisogno di un nuovo livello.
E allora ecco la terza versione: Preserving Peace.
Stesso progetto, nuova confezione.
Solo che stavolta i numeri lievitano: 6.800 miliardi di euro entro il 2035.
Lo ha detto Kubilius, commissario europeo alla Difesa e allo Spazio.
La maggior parte a carico dei singoli Paesi.
Un riarmo “necessario anche se la guerra finisse”.
Ah beh, allora.
La Kallas, intanto, ritratta:
Putin “non è pronto ancora”, ma “lo sarà presto”.
E quindi avanti con muro di droni, scudo spaziale e militarizzazione del confine est.
Per “preservare la pace”, naturalmente.
Geniale: basta mettere la parola “pace” e tutto diventa buono.
La prossima versione si chiamerà “La Compagnia dell’Amore”.
O magari “Amando, Armando”, una soap opera sudamericana prodotta a Bruxelles.
Nel frattempo Trump, dall’altra parte dell’oceano, sorride.
E conta già gli euro che arriveranno dall’Europa.
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