Trump sarebbe pronto ad attaccare il Venezuela di Maduro, lo dicono i media.
Lui smentisce, ovviamente.
E infatti ha solo schierato tre cacciatorpediniere, un gruppo da sbarco con 4.500 soldati, aerei da ricognizione P8, dieci caccia F-35B e droni armati MQ-9 Reaper.
Tutti al largo delle coste venezuelane.
Per sport, o forse per una gita domenicale.
Ufficialmente si parla di “guerra ai cartelli della droga”.
Ufficiosamente: rovesciare un governo non allineato con Washington.
Maduro avrebbe già chiesto aiuto a Russia, Cina e Iran. Déjà vu, vero?
Nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza, il Pentagono approva l’invio dei Tomahawk a Kiev, nonostante fino a ieri giurassero che non ne avevano a sufficienza.
Zelensky li chiede, l’Europa paga.
Il solito copione.
Intanto sul fronte di Pokrovsk la situazione è un disastro.
Zelensky dice che è tutto sotto controllo: prima erano 200 soldati russi, poi 11.000, ora 170.000.
Sempre “tutto sotto controllo”, ovviamente.
Ecco, questo può voler dire una sola cosa:
Kiev sta messa molto peggio di quanto vogliano farci credere.
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