FALLITA CONTROFFENSIVA POKROVSK CON LE FORZE SPECIALI


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Pokrovsk sta cadendo in mano russa.
Putin dice che gli ucraini sono accerchiati e si stanno arrendendo.
Kiev, come sempre, nega tutto.

Zelensky prima parlava di “200 russi” dentro la città, poi sono diventati “11.000”, poi “170.000”.
Insomma, comunicazione da roulette.
E ISW ora dà la colpa, al meteo.
Pioggia e nebbia rendono “difficili le operazioni ucraine”.
Già, perché i russi combattono col sole fisso e 22 gradi, evidentemente.

Ora parte la solita operazione mediatica:
Pokrovsk “non è importante”, “è spopolata”, “non vale la pena”.
Certo, come ogni volta che Kiev perde terreno.
Perde territori, ma sta vincendo.

La realtà è che Mosca si sta prendendo con la forza quello che Kiev e l’Europa non vogliono concedere con la diplomazia.
Anche l’incontro tra Putin e Trump è saltato. Lo ha annullato Trump. Posizioni troppo distanti è la linea ufficiale.

Peskov dal Cremlino:

“Un incontro con Trump è possibile, ma al momento non ce n’è bisogno.”
Ci credo. Chi ne ha bisogno è Kiev.

Ma viviamo in quel mondo parallelo dove chi arretra sta vincendo,
chi è sotto assedio dice che “è tutto sotto controllo”,
e chi non vuole scendere a compromessi minaccia il nemico di “fare più pressione”, con altre armi americane, pagate da noi.

Quattro anni di questa strategia.
Non ha funzionato finora, ma tranquilli: la riproviamo.

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Danilo Torresi