Immagino abbiate visto i video del poliziotto preso a martellate a Torino, ieri 31 gennaio.
Qui non c’entra né la destra né la sinistra.
Questo non è manifestare.
È usare una manifestazione come pretesto per sfogare violenza senza alcuno scopo.
Avrete visto anche le immagini di gente a volto coperto che, sfruttando una manifestazione partita pacifica, ha devastato mezza città.
Chi ha compiuto quegli atti di violenza e distruzione deve essere identificato, arrestato e messo in galera. E da lì non deve uscire.
Il problema è che episodi così diventano l’ennesima scusa per il governo per fare leggi ancora più repressive, che alla fine colpiranno soprattutto la gente perbene.
Questi incappucciati violenti e distruttori sono l’estremo prodotto della cosiddetta società moderna.
Un’esasperazione di un modo di fare molto diffuso, che parte dal piccolo:
dalla maleducazione quotidiana.
Da chi butta le sigarette per terra.
Da chi lascia i cartoni dei succhi in strada.
Da chi salta le file.
Da chi riga le auto senza risarcire.
Da chi danneggia un bene pubblico senza preoccuparsi di nulla.
Da chi prova a non pagare le tasse per “fregare lo Stato”.
Da chi devasta bagni pubblici e giardini.
Zero rispetto.
Quello è il punto di partenza.
Il punto peggiore è l’esasperazione finale: la violenza, spesso fomentata da chi uno scopo invece ce l’ha davvero.
Creare caos.
Alzare lo scontro.
Inasprire il rapporto con la politica.
E così si danneggia il diritto sacrosanto di manifestare pacificamente.
Perché oltre al danno fisico ai poliziotti — inaccettabile — c’è il danno alla brava gente.
A chi non è violento.
A chi vuole solo far sentire la propria voce.
Resta un fatto:
questa gente mascherata che distrugge tutto e aggredisce i poliziotti va tolta dalla strada.
Galera.
E lì devono rimanere.
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