ATTACCO AL GASDOTTO IN EUROPA | ORBÁN ACCUSA: “DIETRO C’È L’UCRAINA”


Logo Geometra copia4

Sul fronte ucraino emerge una notizia che, più che il singolo episodio, racconta una dinamica molto più ampia e pericolosa.

Nelle scorse ore, in Serbia, sono stati ritrovati esplosivi su un gasdotto strategico, il Balkan Stream, che trasporta gas russo dalla Turchia, attraverso Bulgaria e Serbia, fino all’Ungheria. Si tratta di una delle ultime direttrici energetiche ancora attive verso l’Europa, e il fatto che siano stati trovati esplosivi con detonatori, pronti all’uso, nei pressi di una stazione di pompaggio vicino al confine ungherese, rende il quadro estremamente delicato.

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha parlato apertamente di cariche di potenza devastante, e ha subito informato Viktor Orbán, con cui ha discusso telefonicamente dell’accaduto.

Da Budapest la reazione è stata immediata e molto dura.

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha definito l’episodio un “tentativo di attacco terroristico”, inserendolo in una sequenza più ampia di eventi. Secondo la versione ungherese, nelle ultime settimane decine di droni ucraini hanno attaccato infrastrutture energetiche collegate alla Russia, comprese quelle che riforniscono direttamente l’Ungheria, e questo tentativo di sabotaggio sventato in Serbia rappresenterebbe solo l’ultimo tassello.

I sospetti, secondo Orbán e il suo governo, ricadono sull’Ucraina.

Non ci sono prove definitive, ma il ragionamento è lineare: Kiev ha già intensificato gli attacchi contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche russe, come riportato anche da The Guardian, e quindi un’azione di questo tipo sarebbe coerente con la strategia adottata negli ultimi mesi.

Dall’altra parte, però, la versione è completamente diversa.

Le fonti ucraine, come Ukrainska Pravda, insistono sul fatto che non esistono prove di un coinvolgimento di Kiev, respingendo qualsiasi collegamento con l’episodio. E all’interno dell’Ungheria stessa, a pochi giorni dalle elezioni, l’opposizione parla apertamente di false flag, ipotizzando che l’incidente possa essere stato utilizzato o addirittura costruito per fini elettorali.

Quindi, ancora una volta, ci troviamo davanti a più narrazioni, tutte incompatibili tra loro.

Ma al di là delle responsabilità dirette, il punto centrale è un altro.

Negli ultimi mesi la guerra in Ucraina si è trasformata sempre di più in una guerra sulle infrastrutture energetiche. Kiev colpisce raffinerie, depositi, terminal petroliferi e infrastrutture legate alla Russia. Il problema è che queste infrastrutture non servono solo Mosca.

Servono anche l’Europa.

Servono Paesi come Ungheria e Slovacchia, che continuano a dipendere da quelle forniture. E infatti il caso della condotta Druzhba è emblematico: l’Ucraina non ha riaperto il flusso, nonostante le pressioni di Budapest e Bratislava, e proprio su questo punto Ungheria e Slovacchia stanno bloccando pacchetti di aiuti europei a Kiev.

Quindi si crea una contraddizione evidente.

Da una parte l’Europa finanzia l’Ucraina, dall’altra si ritrova a subire le conseguenze delle sue azioni sul piano energetico. E tutto questo avviene nel momento peggiore possibile, con la guerra in Iran che ha già fatto esplodere i prezzi dell’energia e messo sotto pressione il mercato globale, rendendo ancora più preziose le forniture rimaste.

In questo contesto, il ritrovamento degli esplosivi sul Balkan Stream assume un significato molto più ampio.

Perché se fosse confermata una responsabilità ucraina, ci troveremmo davanti a uno scenario paradossale: un Paese sostenuto economicamente e militarmente dall’Europa che colpisce direttamente infrastrutture fondamentali per i suoi stessi alleati.

Certo, non sarebbe proprio una novità visto il sabotaggio del Nord Stream eseguito da specialisti ucraini secondo le indagini tedesche.

E nel frattempo emerge anche un dettaglio ulteriore, riportato dai servizi serbi: gli esplosivi utilizzati sarebbero di provenienza statunitense. Un elemento che, se confermato, aprirebbe scenari ancora più complessi sul piano geopolitico.

Alla fine, però, il punto resta uno.

Che sia per decisioni altrui, come nel caso degli Stati Uniti con l’Iran, o per dinamiche legate al conflitto ucraino, l’Europa si ritrova sistematicamente nella stessa posizione.

Quella di subire le conseguenze.

A volte senza decidere. Altre volte decidendo, ma in modo tale da subire comunque.

E mentre la guerra continua, sempre più chiaramente non solo sul piano militare ma anche su quello energetico ed economico, diventa evidente che il vero campo di battaglia non è solo il fronte.

È l’intero sistema degli equilibri europei.

_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.

Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!

Danilo Torresi