Questa è una di quelle situazioni in cui basta guardare i fatti per capire cosa sta succedendo davvero.
Da una parte, l’Europa continua a dire che entro il 2027 vuole azzerare completamente il gas russo. Dall’altra, nel 2026, fa l’esatto contrario. Secondo il Financial Times, nel primo trimestre dell’anno i Paesi europei hanno aumentato le importazioni di GNL russo del 17%, arrivando a spendere circa 2,88 miliardi di euro per il gas proveniente dalla Siberia.
E la domanda è inevitabile: perché?
Perché non ci sono alternative sufficienti. La guerra in Iran ha ridotto le forniture dal Golfo, lo Stretto di Hormuz è instabile e le rotte energetiche sono compromesse. E quindi l’Europa fa quello che deve fare: compra dove può, anche se politicamente continua a sostenere il contrario.
Ma qui entra il secondo punto, ancora più importante. Non è solo una questione di gas, è una questione di energia che rischia di mancare davvero.
La International Energy Agency lancia un allarme molto chiaro. Il direttore Fatih Birol avverte che, se la situazione non migliora, gasolio e cherosene potrebbero scarseggiare in Europa nelle prossime settimane. Non tra mesi, ma a breve.
E questo cambia tutto.
Perché non si parla più solo di prezzi alti, ma di disponibilità fisica. Carburante che potrebbe non esserci. E quindi trasporti a rischio, voli a rischio, logistica a rischio.
E qui si collega il terzo punto: i prezzi.
Secondo Reuters, il petrolio resta sopra i 100 dollari al barile. E questo ha già effetti concreti. Negli Stati Uniti, l’inflazione è tornata a salire in modo significativo: +0,9% in un mese, il dato più alto da anni.
La benzina è salita del 21,2%, mentre il diesel e altri carburanti del 30,8%.
E qui il meccanismo è sempre lo stesso. Quando sale il carburante, sale tutto. Trasporti, produzione, distribuzione. E quindi aumentano i prezzi dei beni, aumenta il costo della vita, aumenta l’inflazione.
E c’è un dettaglio fondamentale: quando questi aumenti partono, non tornano indietro facilmente.
Si crea una catena.
Carburante più caro → merci più care → inflazione diffusa → perdita di potere d’acquisto.
E dentro questa catena finisce tutto: fertilizzanti, materie plastiche, prodotti agricoli, biglietti aerei. Tutta l’economia reale.
E allora torniamo al punto iniziale.
L’Europa si trova in una contraddizione totale. Da una parte sostiene l’Ucraina, le sanzioni e l’uscita dal gas russo. Dall’altra, per sopravvivere, torna a comprare gas russo.
Perché senza energia, non regge nulla.
E mentre succede questo, la Russia guadagna di più. Perché i prezzi sono alti, la domanda aumenta e le alternative scarseggiano.
E quindi il paradosso è evidente.
Si cerca di colpire Mosca… ma si finisce per rafforzarla economicamente.
E nel frattempo cittadini europei e americani pagano il prezzo: bollette più alte, carburanti più cari, costo della vita in aumento.
E questa “tregua” di due settimane?
Non cambia il quadro. Al massimo lo rimanda.
Perché i danni sono già stati fatti. Le infrastrutture sono state colpite, le rotte energetiche sono instabili, i mercati sono sotto pressione.
E allora il punto finale è molto semplice.
Al di là delle dichiarazioni politiche, la realtà sta imponendo scelte diverse.
E queste scelte sono molto più pragmatiche di quanto si voglia ammettere.
Perché quando manca l’energia, non è più una questione ideologica.
È una questione di sopravvivenza.
_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.
Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!