La corruzione in Ucraina è arrivata a un livello tale che, per trovare qualcuno che non stia cercando di fregare qualcosa, bisogna quasi chiamare i rabdomanti. Dalle indagini, dalle intercettazioni e dai documenti che continuano a emergere viene fuori un sistema talmente esteso da coinvolgere politica, giustizia, settore energetico, immobili, società, banche e persino tentativi di condizionare le stesse agenzie anticorruzione. Nel frattempo, però, mentre al fronte continuano ad arrivare notizie pessime, con territori persi e problemi sempre più seri nei rifornimenti, la minaccia per la sicurezza nazionale dell’Ucraina diventa Masha e Orso.
Sì, Masha e Orso.
Il 20 agosto Zelensky ha firmato un decreto che impone sanzioni a individui e organizzazioni russe coinvolte nella produzione della serie animata, accusata di promuovere narrazioni filorusse mascherate da contenuti per bambini e di rappresentare quindi una minaccia alla sicurezza nazionale ucraina. Ora, io Masha e Orso l’ho visto, anche parecchie volte, e parliamo di una bambina russa che vive avventure con un orso, con un coniglio, con una tigre che ogni tanto compare e con riferimenti inevitabili alla cultura e alle tradizioni russe, semplicemente perché è una produzione russa.
Che ci siano riferimenti alla tradizione russa è abbastanza ovvio. Sarebbe come stupirsi che in un cartone italiano compaiano il Natale italiano, il cibo italiano o determinate abitudini culturali. Evidentemente, però, in Ucraina il cartone viene considerato uno strumento di influenza. La cosa curiosa è che già nel 2017 una commissione dell’Agenzia cinematografica statale ucraina aveva esaminato una richiesta di divieto della serie, quindi ben prima del 2022 e dell’invasione su vasta scala.
E questo è un dettaglio che vale la pena ricordare, perché dimostra che la tensione culturale e politica nei confronti di tutto ciò che veniva considerato russo non è certo cominciata con l’ultima fase della guerra.
Nel frattempo, però, i bambini ucraini continuavano a guardarla. Nell’agosto 2025 il canale di Masha e Orso risultava addirittura al primo posto tra quelli per bambini più popolari in Ucraina.
E qui il contrasto diventa quasi grottesco.
Da una parte hai un Paese travolto dagli scandali di corruzione, con funzionari governativi coinvolti in indagini che si moltiplicano, soldi sottratti, immobili trafugati, fondi riciclati e tentativi di mettere persone fidate nelle agenzie che dovrebbero controllare tutto questo. Dall’altra hai il presidente che firma un decreto contro un cartone animato.
Fedorov parla di elezioni e improvvisamente non piace più a nessuno
In tutto questo c’è anche il caso Fedorov.
Per qualche giorno sembrava essere diventato il nuovo volto dell’Ucraina, quello giovane, tecnologico, popolare, quello che piaceva ai media e che aveva costruito intorno a sé l’immagine dell’uomo disposto a parlare di corruzione e di processi democratici. Poi ha toccato il punto sbagliato: le elezioni.
Nel momento in cui ha iniziato a parlare apertamente della possibilità di tornare al voto anche durante la guerra, improvvisamente il clima è cambiato. Quelli che fino a poco prima lo presentavano come una figura credibile hanno iniziato a prendere le distanze, le dichiarazioni contrarie alle elezioni si sono moltiplicate e anche le proteste per il suo reintegro sembrano essersi progressivamente spente.
Reuters ha scritto che il tentativo di Fedorov di ampliare lo scontro politico con Zelensky chiedendo elezioni anticipate in tempo di guerra sembra essersi rivelato controproducente.
Tutto molto rapido.
Prima piaceva.
Poi parla di elezioni.
Poi improvvisamente tutti contro.
E la domanda viene naturale: non sembra un po’ troppo pilotato?
Perché l’Ucraina non fa parte della NATO, non fa parte dell’Unione Europea, eppure noi abbiamo trasferito e continueremo a trasferire centinaia di miliardi per mantenerla economicamente e militarmente in piedi. Abbiamo inviato armi per miliardi e continuiamo a prenderci rischi enormi, compreso quello di essere trascinati in un confronto sempre più diretto con la Russia.
In una situazione del genere la corruzione ucraina non è semplicemente un problema interno di Kiev.
È anche un problema nostro.
Non solo Mudra: il sistema si allarga
L’ultima figura coinvolta è Iryna Mudra, vicecapo dell’Ufficio del Presidente, ma intorno a lei compaiono altri nomi e altri funzionari, tra cui persone provenienti dal Ministero della Giustizia e dallo stesso apparato presidenziale.
Il quadro che emerge dalle indagini è impressionante.
Si parla di corruzione nel settore energetico, operazioni immobiliari sospette, società intestate a prestanome e persino hacker utilizzati per modificare dati e intestazioni nei registri.
Secondo quanto riportato da Il Fatto, in uno degli episodi alcune società sarebbero state intestate nel giro di appena due giorni a persone che erano, di fatto, le guardie del corpo di uno degli organizzatori del sistema.
In un altro caso il gruppo avrebbe utilizzato una procedura fallimentare per impossessarsi di immobili di pregio nel centro di Kiev, mentre in un altro ancora si sarebbe tentato di falsificare un’ordinanza del tribunale per inserirla nel registro immobiliare con l’aiuto di hacker.
In pratica entravano nei sistemi, modificavano intestazioni, trasferivano proprietà e poi, una volta fatto questo, il problema diventava impedire ai veri proprietari di ottenere giustizia.
E qui entravano in gioco le pressioni sui funzionari.
Le denunce potevano essere rallentate, lasciate ferme, rinviate all’infinito, finché chi aveva perso l’immobile non riusciva più a recuperarlo.
Parliamo di palazzi e immobili di grande valore nel centro di Kiev.
Non proprio spiccioli.
Il problema vero erano le agenzie anticorruzione
La parte più grave, però, riguarda NABU e SAPO, cioè le due principali agenzie anticorruzione ucraine.
Già l’anno scorso Zelensky aveva tentato di modificare in fretta la normativa per riportare questi organismi sotto un maggiore controllo politico. Era esplosa una protesta e il governo era stato costretto a fare marcia indietro.
Poco dopo era emerso lo scandalo Midas.
Il sospetto, a quel punto, era quasi inevitabile: alcune persone sapevano di essere sotto indagine e cercavano di limitare l’autonomia degli organismi che stavano indagando su di loro.
Quest’anno, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, il tentativo sarebbe stato più sottile.
Non tanto mettere direttamente sotto controllo le agenzie, quanto piazzare al loro interno persone considerate affidabili.
Una delle conversazioni intercettate riporterebbe una frase del tipo: “Domani ci sarà l’elezione dei membri. Lì c’è la nostra Inna e c’è Ania che conosco. Come facciamo a raccogliere quanti più voti possibili?”
Poi si parla di campagne nelle chat per concentrare i voti su determinate persone, in modo da ottenere abbastanza presenze interne da poter influenzare il funzionamento degli organismi.
Il concetto viene sintetizzato ancora meglio in un’altra intercettazione attribuita a un’ex funzionaria: “Questi due organi sono un problema. La corruzione deve essere sistematizzata e controllata. Non bisogna combatterla, bisogna controllare la possibilità di combatterla.”
Questa frase, se riportata correttamente, dice praticamente tutto.
Non eliminare la corruzione.
Controllarla.
Normalizzarla.
Gestire chi può combatterla e chi no.
E noi continuiamo a versare miliardi dentro questo sistema.
Nord Stream: il sospettato arrestato sul set di un film
Come se tutto questo non fosse già abbastanza surreale, c’è poi la vicenda Nord Stream.
Il cittadino ucraino Volodymyr Z., sospettato dalle autorità tedesche di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti, è stato arrestato in Croazia.
E sapete dove si trovava?
Sul set di un film hollywoodiano ispirato proprio al sabotaggio del Nord Stream.
No, non è una battuta.
Secondo n-tv e altre fonti, il tribunale croato ha disposto la detenzione preventiva dell’uomo sulla base di un mandato europeo emesso dalla Germania. Volodymyr Z. stava lavorando come consulente per la troupe del film Snake Island, diretto da Doug Liman e interpretato da attori come Adrien Brody e Sean Penn.
Siamo al punto in cui un uomo ricercato per il sabotaggio di una delle più importanti infrastrutture energetiche europee viene arrestato mentre fa il consulente per il film hollywoodiano che racconta proprio quella vicenda.
A questo punto uno si chiede davvero se siamo dentro un reality.
La Polonia lo aveva già lasciato scappare
La parte ancora più interessante è che si tratterebbe dello stesso uomo che nel 2024 era riuscito a sfuggire all’arresto in Polonia.
Secondo il Guardian, all’epoca le autorità polacche avevano attribuito la mancata cattura a presunti errori amministrativi tedeschi nella registrazione del mandato internazionale.
Der Spiegel, però, aveva riportato una versione molto più pesante: il sospettato sarebbe stato aiutato a fuggire da un addetto militare ucraino di stanza a Varsavia, nascosto nel bagagliaio dell’auto di un diplomatico e accompagnato oltre il confine.
Quindi non soltanto sarebbe sfuggito all’arresto, ma secondo questa ricostruzione qualcuno lo avrebbe materialmente aiutato.
La posizione polacca sulla vicenda, del resto, è sempre stata molto chiara.
Un tribunale polacco aveva già contestato il mandato tedesco sostenendo che Berlino non avesse giurisdizione e che il sabotaggio del Nord Stream potesse essere considerato un’azione giustificata nell’ambito della guerra difensiva ucraina.
E qui siamo veramente al paradosso.
Il sabotaggio di un’infrastruttura energetica collegata alla Germania, uno dei Paesi che più hanno finanziato l’Ucraina, verrebbe giustificato perché serviva a danneggiare la Russia.
Quindi, seguendo questa logica, colpire l’infrastruttura di un Paese alleato diventa legittimo se l’obiettivo finale è indebolire Mosca.
Donald Tusk, del resto, aveva già sintetizzato la posizione polacca con una frase rimasta famosa: “Il problema del Nord Stream 2 non è che sia stato fatto saltare in aria, il problema è che sia stato costruito.”
E lo ha ribadito anche successivamente.
E mentre succede tutto questo, il fronte continua a peggiorare
Nel frattempo la guerra vera va avanti.
Al fronte continuano ad arrivare notizie di difficoltà nei rifornimenti, mancanza di cibo e acqua in alcune unità e ulteriori avanzate russe, alcune delle quali vengono ormai riconosciute anche da fonti occidentali come ISW.
Ed è proprio questo che rende ancora più assurda la situazione.
Hai un Paese in guerra, con un fronte che continua a deteriorarsi, un sistema politico travolto da scandali di corruzione, organismi anticorruzione che qualcuno avrebbe cercato di condizionare, funzionari accusati di riciclaggio, appropriazioni immobiliari e manipolazioni dei registri, mentre sul piano politico chi prova a parlare di elezioni viene immediatamente isolato.
E in questo quadro una delle priorità diventa sanzionare Masha e Orso.
Un cartone animato per bambini.
Il problema non è il cartone in sé, naturalmente.
Il problema è quello che rappresenta.
Perché quando un sistema politico arriva a concentrare l’attenzione simbolica su un prodotto culturale per bambini mentre intorno a sé esplodono scandali di questa portata, viene spontaneo chiedersi se non si stia cercando di spostare l’attenzione.
E soprattutto viene spontaneo chiedersi fino a quando noi europei continueremo a finanziare tutto questo senza pretendere risposte serie.
Perché non stiamo parlando di un Paese lontano che gestisce male i propri soldi.
Stiamo parlando di un Paese che continua a essere sostenuto con i nostri soldi, le nostre armi e le nostre decisioni politiche, mentre il rischio di un’escalation più ampia in Europa continua a crescere.
E se la risposta a tutto questo è Masha e Orso, allora forse il problema è molto più grande del cartone animato.
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