EX MINISTRO DI ZELENSKY: “L’UCRAINA STA PERDENDO LA GUERRA”


Logo Geometra copia4

L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, non esattamente l’ultimo arrivato, torna a mettere in difficoltà Zelensky. Dopo aver chiesto apertamente di tornare alle elezioni, cosa che fino a pochi giorni prima sembrava quasi impossibile perfino nominare, adesso dice anche un’altra cosa che nella narrazione ufficiale di Kiev non si dovrebbe dire: l’Ucraina sta perdendo la guerra.

Apriti cielo.

Reuters riporta le sue parole in modo piuttosto netto: secondo Fedorov, «l’Ucraina sembra stia lentamente perdendo la guerra contro la Russia» e Kiev avrebbe a disposizione soltanto qualche mese per prendere decisioni decisive e provare a ribaltare la situazione.

La prima domanda che mi viene spontanea è molto semplice: ma non era da mesi, praticamente dall’inizio del 2026, che ci raccontavano esattamente il contrario? Ci hanno spiegato che l’iniziativa non sarebbe più stata nelle mani della Russia, che Kiev avrebbe recuperato territori, che gli attacchi in profondità sul territorio russo avrebbero messo Mosca in difficoltà, colpito l’economia, distrutto la logistica e, prima o poi, costretto Putin al negoziato. Quella strategia degli attacchi profondi, tra l’altro, è stata associata proprio a Fedorov quando era ancora ministro della Difesa.

Ora che è fuori dal governo, però, Fedorov dice che la guerra si sta perdendo.

Questo non significa automaticamente che tutto ciò che dice oggi debba essere preso come oro colato. È evidente che ormai si trovi lungo una strada di contrapposizione politica con Zelensky, e bisogna quindi distinguere quanto delle sue dichiarazioni serva a costruire il personaggio dell’anti-Zelensky e quanto invece rappresenti una valutazione reale della situazione. Prima chiede le elezioni, poi denuncia una corruzione enorme all’interno dell’apparato statale e militare, adesso arriva addirittura a dire che Kiev sta perdendo e che restano pochi mesi per cambiare le cose.

È praticamente il contrario di ciò che ci viene raccontato da Kiev e, di rimando, da buona parte della stampa occidentale.

La guerra è arrivata quasi al quinto anno e perfino questo, spesso, viene presentato come un risultato positivo: guardate quanto ha resistito l’Ucraina. Guardata da questo punto di vista, certo, la resistenza è stata enorme. Il problema è che nessuno ti dà una medaglia per esserti difeso quattro, cinque o sei anni se alla fine il Paese viene progressivamente distrutto, perde territori, uomini, infrastrutture e capacità economica.

Qui entra il discorso che faccio da tempo, molto più semplice di tutte le grandi analisi geopolitiche. Se per salvare la vita delle persone devi rinunciare a un pezzo di territorio, siamo proprio sicuri che sia necessariamente peggio che continuare una guerra che non riesci a vincere?

Ogni volta arriva l’esempio: «E tu cederesti la tua cucina?». Se l’alternativa fosse fare ammazzare tutta la famiglia, mentre nonostante l’aiuto di quaranta vicini armati di forchette non riesco neppure a fermare quello che sta entrando in casa, sinceramente della cucina me ne fregherebbe abbastanza poco. Prenditi la cucina, mettiamo un muro, troviamo un accordo e salviamo quello che resta, soprattutto le persone.

Mi sembra più importante salvare la famiglia che sacrificare la famiglia per salvare la cucina.

Sono ragionamenti molto semplici, forse troppo semplici per chi deve trasformare ogni guerra in una questione esistenziale e assoluta, ma il punto rimane quello.

Un generale austriaco, intervistato recentemente da un quotidiano tedesco, ha descritto l’avanzata russa come «lenta, ma inesorabile». Fedorov adesso dice sostanzialmente la stessa cosa sul risultato complessivo della guerra. I nostri media, però, sembrano avere qualche difficoltà ad accettarlo.

Il Corriere della Sera, ad esempio, nello stesso momento parla degli «insuccessi di Putin», di una possibile seconda mobilitazione russa e perfino della tentazione di aprire un nuovo fronte nell’area di Kaliningrad. Quindi la situazione sarebbe questa: l’Ucraina ha perso circa il 20% del territorio, dipende completamente dagli aiuti esterni, ha bisogno di miliardi per tenere in piedi la difesa e Zelensky ha appena ammesso un deficit di circa 23 miliardi di euro nel settore militare, ma quello in difficoltà sarebbe Putin.

Nel frattempo continuiamo a rattoppare i buchi. Altri miliardi, altre armi, altro materiale. Anche l’Italia continua a partecipare.

L’ufficio presidenziale ucraino ha reagito alle parole di Fedorov ricordando che, quando era ministro, lo stesso Fedorov aveva espresso giudizi molto più positivi sulla condotta della guerra e che ciò che è cambiato sarebbe soprattutto la sua posizione personale. Tradotto: prima, quando stava con noi, diceva che andava bene; adesso che è fuori dice che va male.

È un’obiezione legittima.

Ma proviamo anche a immaginare quanto fosse semplice, dall’interno del governo di Kiev, dichiarare pubblicamente: «Stiamo perdendo la guerra». Non mi sembra esattamente l’ambiente politico più favorevole alle voci fuori dal coro, soprattutto quando riguardano guerra, servizi di sicurezza e gestione del potere.

Fedorov, inoltre, aveva già preso posizione sulla gestione dei fondi della Difesa, sostenendo che le risorse dovessero essere distribuite in maniera più trasparente per evitare che finissero nelle tasche di funzionari corrotti. Nelle ultime interviste ha parlato addirittura di centinaia di persone che, durante il suo mandato, si sarebbero arricchite a spese del bilancio pubblico.

Non sto trasformando Fedorov in un santo. Fa parte di quel sistema, ci ha lavorato dentro e probabilmente oggi sta anche costruendo con estrema attenzione la propria immagine politica. Se vuole sfidare Zelensky, del resto, non può presentarsi dicendo esattamente le stesse cose di Zelensky. Deve differenziarsi sui punti sensibili: elezioni, corruzione, guerra.

Altrimenti perché il popolo dovrebbe scegliere lui?

Un sondaggio condotto a fine luglio indicava che l’82% degli ucraini riteneva ancora possibile una vittoria dell’Ucraina, anche se la maggioranza si aspettava combattimenti almeno fino al 2027. Ma la percezione pubblica dipende inevitabilmente dalle informazioni che arrivano. E non serve andare in Ucraina per capirlo: anche in Italia, nonostante tutte le possibilità che abbiamo di confrontare le fonti, dopo quattro anni e mezzo c’è ancora chi è convinto che Kiev stia vincendo.

Il rappresentante ucraino alle Nazioni Unite, Melnyk, ha ribadito proprio in questi giorni che «la Russia sta perdendo e perderà questa guerra».

Quindi guai a dire il contrario.

Prima Fedorov chiede le elezioni, poi dice che la corruzione è enorme, adesso sostiene che l’Ucraina sta perdendo. Politicamente, rispetto alla linea ufficiale di Kiev, sembra completamente impazzito.

Ripeto però: dentro tutto questo c’è sicuramente anche costruzione politica. Fedorov deve posizionarsi come alternativa e quindi deve parlare dei problemi che una parte della popolazione percepisce come irrisolti. La guerra continua, le persone muoiono, il fronte arretra, molti uomini non vogliono essere arruolati e chi finisce al fronte spesso rimane lì per mesi.

A quel punto arriva quello che dice: guardate che la guerra la stiamo perdendo e dobbiamo cambiare qualcosa.

La vera domanda è cosa.

Fedorov continua a puntare molto sulla tecnologia, sull’intelligenza artificiale, sui droni e sull’evoluzione del campo di battaglia. Recentemente si è parlato molto anche dell’impiego russo di droni autonomi basati sull’intelligenza artificiale, alcuni dei quali avrebbero componenti occidentali, compresi chip Nvidia arrivati attraverso triangolazioni commerciali.

Il problema è sempre lo stesso: la tecnologia non è proprietà esclusiva dell’Ucraina. Se Kiev sviluppa un sistema, Mosca può svilupparne uno analogo oppure acquistare componenti attraverso altri canali. La corsa tecnologica continua da entrambe le parti.

Anche ammesso quindi che esista una strada per ribaltare la situazione, siamo ancora in tempo? Quanto costerebbe? Quante altre risorse servirebbero?

Non sono domande secondarie, soprattutto dopo l’ammissione dello stesso Zelensky di un deficit di circa 27 miliardi di dollari, cioè poco più di 23 miliardi di euro, nel bilancio della Difesa. Ed è proprio questo uno degli argomenti utilizzati contro Fedorov: se quando era ministro sapeva che le spese stavano aumentando così velocemente da consumare in anticipo il budget previsto per tutto il 2026, perché non sarebbe intervenuto prima?

Se la stanno giocando così.

Zelensky, evidentemente, non può ignorare un personaggio giovane, popolare e capace di parlare un linguaggio diverso, soprattutto in un momento nel quale la sua popolarità non è esattamente ai massimi. Fedorov piace, parla di cambiamento, parla di elezioni, parla di corruzione e adesso arriva perfino ad ammettere che la guerra si sta perdendo, pur sostenendo che possa ancora essere ribaltata.

Nel frattempo, sul terreno, il quadro rimane molto meno entusiasmante.

DeepState, riportato da Censor.net, segnala che le forze ucraine hanno ripreso il controllo di alcuni territori vicino a Zapatne, nell’area di Kupiansk, nella regione di Kharkiv. Nello stesso aggiornamento, però, vengono segnalate nuove avanzate russe nei pressi di Dorozhnie e Sofiivka, nel Donetsk.

ISW continua inoltre a riportare operazioni offensive russe nell’area di Lyman, cioè lungo l’asse settentrionale che porta verso Sloviansk e Kramatorsk, dentro quella cintura delle città fortificate che rappresenta ormai il punto centrale dell’avanzata russa nel Donbass. Più a sud c’è Kostiantynivka, dove la pressione russa è ormai fortissima.

Le avanzate rivendicate soltanto da fonti russe vengono indicate come non confermate, come sempre. Però basta guardare le mappe delle aree contese per vedere come la pressione intorno a Lyman aumenti: nord, sud ed est sono interessati dalle operazioni russe. Non è un accerchiamento completo, perché rimane aperta la parte occidentale, ma il quadro è abbastanza evidente.

Ed è proprio mentre Fedorov parla di una guerra che Kiev starebbe perdendo che arriva anche la risposta russa al nuovo piano dei cosiddetti volenterosi.

Il piano di Zelensky e dei Paesi europei ripropone sostanzialmente qualcosa che abbiamo già visto: cessate il fuoco immediato, congelamento della linea di contatto, arretramento dei due eserciti per creare una fascia di sicurezza e presenza di contingenti NATO come garanzia.

Cioè, nel momento in cui la Russia sta lentamente ma progressivamente avvicinandosi alla cintura fortificata del Donbass, dovrebbe fermarsi, arretrare, consentire all’Ucraina di riorganizzarsi e accettare truppe NATO sul territorio ucraino, al proprio confine.

La risposta era abbastanza prevedibile.

Peskov ha ribadito: «Abbiamo ripetuto più volte, a diversi livelli, che lo schieramento di contingenti militari stranieri dei Paesi della NATO è inaccettabile per noi».

Non serviva esattamente una sfera di cristallo.

Se presenti alla Russia una proposta che contiene proprio uno degli elementi che Mosca considera da anni inaccettabili, non puoi poi stupirti se la risposta è no. Tanto più mentre la situazione militare, stando perfino alle valutazioni occidentali, continua lentamente a muoversi nella direzione favorevole ai russi.

E contemporaneamente i volenterosi preparano grandi esercitazioni militari congiunte.

Naturalmente per la pace.

Si fanno esercitazioni militari per preparare eserciti che dovrebbero entrare in Ucraina, ma sempre per la pace. Che sia chiaro.

_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.

Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!

Danilo Torresi

Lascia un commento