Aspetta un attimo, la petroliera russa non era una petroliera?
L’azione di Trump di ieri, con l’abbordaggio e il sequestro di una nave battente bandiera russa, ha fatto salire la tensione tra le grandi potenze – Cina compresa – a livelli che non si vedevano dai tempi della crisi di Cuba.
La versione americana è questa: nave della “flotta ombra”, sanzioni aggirate, petrolio venezuelano trasportato chissà come. L’hanno inseguita per giorni, forse settimane, e poi l’hanno sequestrata in acque internazionali, con un’operazione giuridicamente piuttosto discutibile. Risposta russa immediata.
La Cina intanto condanna l’uso della forza per impossessarsi delle risorse venezuelane. Ma sulla petroliera russa il quadro si fa strano. Secondo fonti USA la nave era già sanzionata, sarebbe stata riverniciata in fretta, bandiera applicata alla bell’e meglio e al momento del sequestro era vuota. Niente petrolio.
E qui iniziano le domande:
- Perché tanto impegno per una nave vuota?
- Perché tutto questo zelo?
- E soprattutto: perché la Russia avrebbe mandato un sottomarino nucleare a fare da scorta a una petroliera vecchia, arrugginita e apparentemente inutile?
A meno che vuota non fosse.
Alcuni analisti ipotizzano infatti che quella nave fosse solo un camuffamento. Non petrolio, ma sistemi di intelligence, sorveglianza, tecnologia sensibile, personale specializzato.
Per ora sappiamo questo: Mosca accusa Washington di aver violato il diritto del mare. Gli Stati Uniti si difendono appellandosi a regole che hanno scritto loro.
Una cosa è certa: la tensione non era così alta da decenni.
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