ZELENSKY RISCHIA GROSSO | ELEZIONI E NUOVO SCANDALO CORRUZIONE


Logo Geometra copia4

Nelle ultime ore sono arrivate diverse grane per Zelensky, e alcune sono tutt’altro che marginali. La prima riguarda un nuovo scandalo sulla corruzione che arriva ancora una volta fino all’Ufficio del Presidente ucraino. La seconda riguarda Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa, che si è fatto avanti parlando apertamente della necessità di tornare a discutere di elezioni anche mentre la guerra è ancora in corso. Una cosa che dal 2024 era stata sostanzialmente esclusa in maniera categorica. E come se non bastasse, proprio nelle stesse ore è arrivata anche la notizia di un nuovo arresto nell’ambito delle indagini sul sabotaggio del Nord Stream.

Partiamo proprio da quest’ultima. A quasi quattro anni dagli attacchi ai gasdotti, è stato arrestato un secondo sospettato, un subacqueo addestrato di nazionalità ucraina. La Procura federale tedesca, sulla base di un mandato europeo, lo accusa di aver partecipato insieme ad altri alle esplosioni e al sabotaggio del gasdotto. Sempre secondo gli investigatori tedeschi, dietro gli attacchi potrebbero esserci agenti statali ucraini.

Ed è una cosa che continua ad avere dell’incredibile, perché la Germania continua a finanziare e armare un Paese che, secondo le stesse indagini tedesche, potrebbe essere coinvolto nel sabotaggio di una delle infrastrutture energetiche più importanti per l’economia tedesca. Nord Stream serviva a portare gas a basso costo in Germania e la sua distruzione è stata uno dei fattori che hanno contribuito alla crisi energetica e industriale tedesca. Oggi vediamo le conseguenze con costi dell’energia e dei carburanti sempre più difficili da sostenere.

Ma le grane più pesanti per Zelensky arrivano dall’interno dell’Ucraina.

NABU e SAPO, cioè l’Ufficio nazionale anticorruzione e la Procura specializzata anticorruzione, hanno effettuato perquisizioni nell’ambito di una nuova operazione che coinvolge persone molto vicine all’Ufficio del Presidente. Tra queste c’è Iryna Mudra, una dei vicecapi dell’ufficio di Zelensky, già presente quando Andriy Yermak era ancora al suo posto prima di essere travolto dallo scandalo Midas e allontanato.

Secondo Censor.NET, NABU e SAPO starebbero conducendo un’operazione per smascherare un’organizzazione criminale che avrebbe operato sotto la guida di un attuale e di un ex membro del Parlamento ucraino, con il coinvolgimento di alti funzionari dell’Ufficio del Presidente e di altri soggetti.

È l’ennesimo terremoto legato alla corruzione in Ucraina, ma il punto è che ormai non sembra nemmeno più un terremoto: sembra una scossa continua che non finisce mai. Ed è talmente estesa che i nostri media fanno sempre più fatica a parlarne, perché poi bisogna affrontare un problema molto semplice: noi stiamo continuando a mandare miliardi a un Paese dove una parte di quei soldi finisce dentro un sistema profondamente corrotto.

Dire che “la corruzione esiste dappertutto” non risolve assolutamente nulla. Certo che esiste dappertutto, ma noi stiamo finanziando l’Ucraina con somme enormi. Parliamo di centinaia di miliardi già trasferiti nel corso degli anni, altri 90 approvati e altri ancora da trovare per i prossimi anni. L’Ucraina non fa parte dell’Unione Europea, non fa parte della NATO ed è in guerra con la Russia. Se continuiamo a versare queste cifre, il problema di come vengono utilizzati quei soldi diventa inevitabilmente anche nostro.

Non possiamo far finta che sia tutto normale semplicemente perché “la corruzione c’è anche altrove”.

Ed è proprio mentre esplode questo nuovo caso che arriva Fedorov.

Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa, rimosso da Zelensky durante l’ennesimo rimpasto dell’estate 2026, ha chiesto apertamente che l’Ucraina trovi un modo per tornare alle elezioni anche mentre la guerra continua. Il punto centrale del suo discorso è semplice: il Paese non può permettersi di perdere completamente i propri processi democratici e, soprattutto, non può continuare a tollerare la corruzione in tempo di guerra.

Fedorov si è costruito negli ultimi mesi l’immagine di quello che avrebbe provato a ripulire almeno una parte del sistema dall’interno, soprattutto per quanto riguarda fondi destinati alla difesa e poi finiti in attribuzioni poco chiare o direttamente nelle tasche sbagliate. È giovane, ha 35 anni, gode di una certa popolarità e soprattutto ha questa aura del personaggio rimosso proprio perché avrebbe cercato di mettere mano a un sistema troppo corrotto.

E qui il discorso si fa interessante.

Nel 2024 Zelensky avrebbe dovuto affrontare le elezioni presidenziali. Da allora sono state sempre rimandate con la motivazione della legge marziale, dello stato di emergenza, della sicurezza, della difficoltà di far votare chi si trova al fronte e dei milioni di ucraini sparsi per l’Europa.

La risposta è sempre stata la stessa: non si possono fare.

Punto.

I nostri media hanno sostanzialmente accettato questa versione senza mai metterla seriamente in discussione. Anzi, spesso l’hanno giustificata automaticamente: c’è la guerra, c’è la legge marziale, come si fa a organizzare le elezioni, povero Zelensky, non è possibile.

Il risultato però è che Zelensky mantiene il potere e continua a fare quello che ha sempre fatto: rimpasti, sostituzioni, allontanamenti di figure che iniziano a diventare troppo popolari.

Yermak rimaneva nell’ombra. Zaluzhnyi, invece, aveva iniziato ad acquisire una visibilità enorme, ed è stato rimosso. Aveva anche chiesto 500.000 nuovi uomini, mettendo in difficoltà tutta la narrazione occidentale sulla guerra e sulla controffensiva del 2023. Poi è arrivato Fedorov, altro personaggio popolare, e anche lui è stato mandato via.

Sembra quasi che chi diventa troppo popolare intorno a Zelensky finisca prima o poi per essere spostato.

Adesso però Fedorov torna sulla scena e lo fa con un messaggio estremamente pesante. Secondo quanto riportato dalle agenzie, avrebbe dichiarato: “La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia. Pertanto dobbiamo trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico completo anche nel mezzo della guerra prolungata.”

Ed eccola qui la domanda.

Ah, quindi si possono ipotizzare le elezioni anche mentre la guerra è in corso?

Fino a ieri ci avevano raccontato che era praticamente impossibile persino parlarne. Oggi uno dei personaggi politici più importanti dell’Ucraina dice invece che bisogna trovare un meccanismo per farle.

Quindi quale delle due versioni era quella corretta?

Perché se il problema è la legge, le leggi si possono anche cambiare. Quando una norma fa comodo, improvvisamente diventa intoccabile. Quando invece non fa più comodo, si scopre che forse un modo per modificarla esiste.

Con gli strumenti tecnologici di oggi è davvero così impossibile organizzare una forma di voto anche per chi si trova all’estero o al fronte? Se si vuole trovare un modo, si inizia almeno a cercarlo. Se invece si parte dicendo che è impossibile, rimane impossibile per sempre.

Vale per le elezioni e vale anche per la diplomazia. Se parti dicendo che la Russia non vuole negoziare e quindi non ci parli, rimani in guerra. Se almeno inizi a cercare una soluzione, forse una soluzione prima o poi la trovi.

Fedorov, senza nominare direttamente Zelensky, sta facendo un attacco chiarissimo proprio a lui. E implicitamente sta anche ammettendo qualcosa che fino a poco tempo fa era quasi impronunciabile: i processi democratici in Ucraina sono sostanzialmente sospesi.

Da qui nasce però una seconda domanda, forse ancora più interessante.

Fedorov sta semplicemente cavalcando una popolarità che si è costruito davvero oppure qualcuno sta iniziando a costruire intorno a lui il personaggio del “dopo Zelensky”?

Le Monde, riportando il clima politico ucraino, ha sottolineato come il senso di ingiustizia rischi di erodere sempre di più la fiducia tra cittadini e Stato, soprattutto quando una parte della popolazione combatte e rischia la vita mentre altri continuano a trarre profitto dalla guerra.

Ed è un punto reale.

Ma quando vedo i media improvvisamente ben predisposti verso un personaggio politico, soprattutto dopo anni nei quali qualsiasi figura che metteva in difficoltà Zelensky veniva criticata, ridimensionata oppure semplicemente ignorata, io inizio a drizzare le antenne.

Perché è facilissimo cadere nella trappola del “nuovo che risolve tutto”.

In Italia ne abbiamo visti a decine. Arriva il partito nuovo, il leader nuovo, quello giovane, quello pulito, quello che cambierà tutto. Poi cambia il volto e il sistema rimane esattamente quello di prima.

Fino a ieri gran parte dei media occidentali ha sostenuto Zelensky praticamente su tutto. Ogni scelta, persino quella più controversa, veniva difesa, nascosta o giustificata tirando fuori alla fine il solito schema dell’aggressore e dell’aggredito.

Adesso invece cominciano a comparire articoli molto favorevoli su Fedorov. Foto studiate bene, sguardo serio, postura autorevole, giovane, professionale, determinato. È un dettaglio che potrebbe sembrare banale, ma la comunicazione politica funziona anche così.

Quando vuoi ridicolizzare qualcuno, scegli la foto peggiore possibile. Quando vuoi costruirgli intorno autorevolezza, scegli quella giusta.

E oggi Fedorov viene rappresentato esattamente così.

La reputazione di Zelensky, intanto, si è deteriorata enormemente. Ha perso consenso e credibilità, e questo naturalmente lo sanno anche i grandi gruppi politici, economici e mediatici che finora lo hanno sostenuto.

Da qui nasce il sospetto: e se Fedorov stesse diventando il possibile sostituto?

Magari la nuova faccia capace di raccogliere consenso presentandosi come quello che combatterà la corruzione, ripristinerà la democrazia e sistemerà tutto quello che fino a ieri ci dicevano che andava benissimo.

Il problema è che nel suo discorso manca qualcosa.

Manca completamente la guerra.

O meglio, parla di corruzione, elezioni, processi democratici, fiducia nelle istituzioni, ma non parla di negoziato. Non parla di compromessi. Non parla di come finire il conflitto. Non parla nemmeno seriamente della possibilità di una soluzione diplomatica.

E i discorsi politici non vengono costruiti a caso.

Per noi europei il problema principale continua invece a essere proprio questo: la guerra drena miliardi dalle nostre tasche verso gli armamenti. Sono soldi che finiscono nell’industria militare, nelle grandi aziende del settore e nelle lobby che vivono anche grazie alla prosecuzione del conflitto.

L’Europa ha già approvato centinaia di miliardi di spesa per il riarmo, una parte consistente della quale finirà nell’acquisto di sistemi americani. Dal punto di vista di chi vive economicamente e politicamente di questa macchina, una guerra che finisce rapidamente non è necessariamente una buona notizia.

Molto meglio una guerra lunga.

Magari ancora più lunga.

E magari, se possibile, allargata anche ad altri Paesi.

Non è un caso che da anni sentiamo ripetere continuamente che la Russia attaccherà i Paesi baltici, poi la Moldavia, poi la Polonia, poi qualcun altro. La minaccia deve restare sempre presente, perché è anche quella che giustifica la corsa al riarmo.

Nel frattempo il fronte continua a muoversi. Nelle stesse ore ci sono stati nuovi attacchi ucraini con droni contro Mosca, senza che siano emerse indicazioni precise su obiettivi significativi colpiti. Ukrainska Pravda ha riferito anche di due missili russi e 65 droni lanciati contro l’Ucraina, mentre la TASS sostiene che altre due località del Donetsk siano passate sotto controllo russo.

Anche a Kostiantynivka iniziano a cambiare le definizioni. Quelle che fino a poco tempo fa venivano indicate come semplici infiltrazioni russe oggi cominciano a essere descritte come posizioni consolidate.

È sempre così.

Prima sono infiltrazioni.

Poi diventano posizioni consolidate.

Poi cambia il colore sulla mappa.

E nel frattempo qualcuno continua a raccontare che l’iniziativa è tutta nelle mani dell’Ucraina.

Sempre Ukrainska Pravda ha riportato inoltre oltre mille attacchi russi nell’Oblast di Zaporizhzhia nell’arco di una sola giornata, con due morti e dieci feriti e nuovi problemi alla rete elettrica.

Le conseguenze civili sono reali e vanno riportate.

Ma resta il problema di sempre: se raccontiamo soltanto le vittime civili e gli edifici colpiti e non raccontiamo contemporaneamente quello che succede al fronte, alle infrastrutture militari, alla logistica e alle linee di difesa, finiamo per descrivere una guerra completamente diversa da quella reale.

E dentro questa situazione Zelensky si ritrova contemporaneamente con un nuovo scandalo sulla corruzione, nuove perquisizioni nel suo ufficio, un ex ministro molto popolare che parla apertamente di elezioni e una popolarità che continua a scendere.

Direi che di problemi, in questo momento, ne ha abbastanza.

_____________________
Grazie per aver letto questo articolo!
Se ti è piaciuto, considera di abbonarti 👈 qui.

Con il tuo sostegno, potrò continuare a produrre contenuti di qualità e a condividere le mie conoscenze e le mie idee con te, sia attraverso il sito che attraverso i miei video su YouTube.
Grazie per il tuo supporto!

Danilo Torresi