LE SANZIONI FALLISCONO | LA RUSSIA SI ARRICCHISCE E L’EUROPA AFFONDA


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Sul fronte ucraino, al di là della solita retorica sui numeri — con stime quotidiane di migliaia di soldati russi eliminati — il punto più concreto resta un altro: l’iniziativa sul campo è ancora in mano russa. E questo è un dato che non cambia da un giorno all’altro, se non attraverso un lento logoramento nel tempo.

Nelle ultime ore si registra il solito scambio di attacchi. Mosca parla di 87 droni ucraini intercettati, mentre Kiev denuncia un attacco russo con circa 100 droni nella notte. L’Ucraina rivendica anche di aver colpito una raffineria e una centrale elettrica nella regione russa di Nizhny Novgorod. Tuttavia, queste operazioni non sembrano modificare gli equilibri complessivi.

Sul terreno, infatti, la dinamica resta quella di un conflitto di logoramento, con combattimenti intensi ma senza grandi sfondamenti. Il blog ucraino DeepState segnala avanzate russe nei pressi di Pryvillia, nel Donetsk, mentre altri report parlano di piccole riconquiste ucraine nelle zone di Kharkiv e Kupiansk. È il solito schema: da una parte si enfatizzano i successi ucraini, dall’altra si ridimensionano o si ritardano nel riconoscimento quelli russi.

Ma il punto è che, anche in una situazione di relativo equilibrio tattico, la pressione russa resta costante.

E qui entra il tema centrale di questo video, che non è tanto il fronte militare, ma quello economico ed energetico.

Perché la guerra in Iran sta cambiando gli equilibri anche in Ucraina.

Da un lato, i prezzi dell’energia stanno salendo in modo significativo. Dall’altro, questo aumento sta creando un effetto paradossale: rafforza la Russia. Più il petrolio costa, più Mosca incassa. E quindi più risorse ha per finanziare la guerra.

E questo sta iniziando a creare tensioni anche all’interno dell’Europa.

Viktor Orbán e Robert Fico stanno spingendo apertamente per rivedere o sospendere le sanzioni energetiche contro la Russia. Il motivo è semplice: l’aumento dei prezzi, aggravato dalla guerra in Iran, sta mettendo sotto pressione le economie europee.

In altre parole, quelle stesse sanzioni che dovevano colpire Mosca rischiano ora di colpire soprattutto l’Europa.

E non è tutto.

Emergono anche segnali ancora più delicati. Kiev ha lasciato intendere che alcuni Paesi europei — senza fare nomi — starebbero chiedendo all’Ucraina di limitare gli attacchi alle raffinerie russe. Il motivo? Quegli attacchi contribuiscono ad aumentare ulteriormente i prezzi del petrolio e la scarsità, finendo per favorire proprio la Russia e danneggiare l’Europa.

E qui si crea una contraddizione evidente.

Da una parte si sostiene l’Ucraina nella guerra. Dall’altra si chiede di non colpire determinati obiettivi, perché gli effetti ricadono sulle economie europee.

È un equilibrio sempre più difficile da mantenere.

Nel frattempo, Volodymyr Zelenskyy continua a rassicurare sul fatto che l’Ucraina non abbia problemi energetici. Ma i fatti raccontano altro. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, Zelensky è stato in contatto con Recep Tayyip Erdoğan proprio per discutere di energia e gas.

E questo si aggiunge ai contatti con i Paesi del Golfo.

Quindi, mentre da un lato si dice che non ci sono problemi, dall’altro si corre a cercare forniture.

Ed è difficile sostenere che la guerra in Iran non stia avendo un impatto diretto anche sul conflitto in Ucraina.

Alla fine, il quadro è questo.

Sul campo si combatte senza grandi cambiamenti immediati, ma con una pressione costante. Sul piano economico, invece, gli equilibri si stanno spostando. L’aumento dei prezzi dell’energia rafforza la Russia, mette in difficoltà l’Europa e crea fratture tra gli stessi alleati.

E più passa il tempo, più diventa evidente una cosa.

👉 le due guerre, Iran e Ucraina, non sono separate

👉 si stanno influenzando a vicenda

E le conseguenze si vedono sempre di più.

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Danilo Torresi