TRUMP ATTACCA UNA NAVE IRANIANA POI CERCA NEGOZIATI | TEHERAN DICE NO


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Trump bombarda una nave mercantile iraniana e mette a repentaglio i negoziati.

Nel frattempo l’Iran promette una risposta, smentisce ancora una volta le dichiarazioni di Trump sui colloqui e continua a snobbare gli Stati Uniti.

L’evento più rilevante di stamattina, delle ultime ore, è proprio questo.

Trump ha dichiarato che l’esercito americano ha bombardato e abbordato una nave mercantile iraniana nel Golfo dell’Oman.

Una nave civile.

Secondo la sua versione, questa nave avrebbe tentato di passare il blocco navale statunitense, e quindi la Marina americana avrebbe aperto il fuoco e ne avrebbe preso il controllo, sequestrandola.

E allora mi faccio subito una domanda.

Ma scusate, il cessate il fuoco vale fino a un certo punto?

Perché qui parliamo di un attacco contro una nave civile.

Di fatto è un’azione di guerra.

Le testate riportano il virgolettato di Trump, pubblicato sul suo social.

Un cacciatorpediniere della Marina statunitense avrebbe intercettato la nave, la Touska, nel Golfo dell’Oman, intimandole di fermarsi.

L’equipaggio iraniano si sarebbe rifiutato, e a quel punto la nave americana avrebbe aperto una falla nella sala macchine.

Quindi di fatto hanno bombardato una nave mercantile.

Ora, sorvoliamo un attimo sulla questione della legittimità di un’azione del genere.

Ma questo è un fatto.

E infatti l’Iran ha già promesso ritorsioni.

C’è però un’altra cosa che non torna.

Negli scorsi giorni ci avevano detto che il blocco navale funzionava al 100%.

Che non passava nessuna nave.

Che era tutto sotto controllo.

E allora perché tutta questa enfasi su questa nave?

Perché mostrarla, raccontarla, pubblicare video?

A me viene un sospetto molto semplice.

Che sia la prima nave che hanno davvero fermato.

E che fino ad oggi siano state più dichiarazioni che fatti concreti.

Nel frattempo, sul piano diplomatico, la situazione si complica ulteriormente.

L’Iran respinge i colloqui.

In realtà li avrebbe respinti comunque, perché aveva già chiarito che non avrebbe partecipato a nuovi negoziati con le stesse premesse dell’incontro precedente, quello che è finito male per gli Stati Uniti.

La Casa Bianca annuncia una nuova missione diplomatica, con una delegazione americana pronta a recarsi di nuovo a Islamabad.

Ma Teheran è chiara.

Non ha accettato nessun secondo round.

E mentre registriamo, non c’è alcuna conferma ufficiale di nuovi colloqui.

La posizione iraniana è molto semplice.

Non si siedono al tavolo finché gli Stati Uniti non revocano il blocco navale.

Ed è proprio per questo che l’Iran ha richiuso lo stretto di Hormuz.

E allora la domanda è inevitabile.

Come si può pensare di favorire un negoziato, quando il problema principale, cioè il blocco, non solo non viene risolto, ma addirittura viene aggravato con attacchi alle navi?

Poi c’è l’altro nodo centrale.

Quello del nucleare.

Anche qui la posizione dell’Iran è chiarissima.

No al trasferimento dell’uranio.

No a qualsiasi concessione su questo punto.

Trump aveva detto che l’Iran avrebbe accettato di consegnare il materiale.

Teheran lo ha smentito in modo netto.

Un portavoce del Ministero degli Esteri ha detto chiaramente che l’uranio non verrà trasferito da nessuna parte.

Per chiudere, c’è un altro elemento che fa capire la situazione.

Trump ha bisogno che questi negoziati si chiudano in fretta.

Ha bisogno di uscire da questa situazione.

Ma dall’altra parte c’è Israele, che ha un obiettivo completamente diverso.

Continuare la guerra.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu lo ha detto chiaramente.

La guerra contro l’Iran non è affatto conclusa.

Gli sforzi con gli Stati Uniti non sono terminati.

E ogni momento può portare a nuovi sviluppi.

Quindi da una parte abbiamo Trump che spinge per chiudere.

Dall’altra Israele che vuole continuare.

Nel mezzo, l’Iran che resta fermo sulle proprie posizioni.

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Danilo Torresi