ZELENSKY LANCIA L’ALLARME NATO | “ATTACCO RUSSO AI BALTICI”


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Zelensky prova davvero di tutto per trascinare l’Europa nel conflitto contro la Russia. Arriva addirittura a ipotizzare che Mosca starebbe preparando un attacco all’Estonia, tirando in ballo uno scenario da Articolo 5 della NATO.

Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, in un’intervista di domenica scorsa, Zelensky avrebbe fatto dichiarazioni piuttosto inquietanti. Tra queste, l’idea che la Russia possa limitare l’accesso a internet nel proprio territorio, ma non – dice lui – per reprimere il dissenso o controllare la popolazione.

No.

Secondo Zelensky servirebbe per prevenire disordini pubblici legati a una mobilitazione su larga scala, una mobilitazione che potrebbe essere finalizzata non solo al fronte ucraino, ma addirittura a un attacco contro gli Stati baltici.

È evidente il tentativo di costruire una narrativa di minaccia estesa, utile a giustificare un coinvolgimento diretto della NATO.

Ma qui succede qualcosa che rompe completamente questo schema.

A smentire questa impostazione non è una fonte russa, ma il ministro degli esteri estone, quindi uno dei rappresentanti di un paese tra i più anti-Russia e pro-Ucraina.

E cosa dice?

Dice chiaramente che queste dichiarazioni non facilitano la cooperazione, ma soprattutto afferma che le affermazioni di Zelensky sono prive di fondamento. E lo dice basandosi sulle informazioni di intelligence estoni, che non rilevano alcuna preparazione russa per un attacco ai Paesi baltici o alla NATO.

Quindi abbiamo una contraddizione evidente: da una parte la narrativa dell’allarme, dall’altra uno dei paesi più esposti che dice che non c’è alcuna evidenza concreta.

E non solo.

Lo stesso ministro sottolinea che la Russia non si trova in una posizione di forza, né sul piano militare né su quello economico. E qui emerge tutta la contraddizione della narrativa occidentale.

Perché da anni ci viene raccontato che la Russia è impantanata in Ucraina, che avanza lentamente, che è vicina al collasso economico. Ma allora, come si può sostenere contemporaneamente che stia preparando un attacco alla NATO?

Sono due narrazioni opposte.

Per sostenere seriamente la seconda, bisognerebbe ammettere che la Russia ha risorse, capacità e stabilità, cioè esattamente il contrario di quello che viene raccontato ogni giorno.

Nel frattempo, anche sul piano economico si continua a martellare sulla stessa linea. Secondo il The Kyiv Independent, l’inflazione in Russia è in aumento, con un +5,95% su base annua nella prima settimana di aprile, e questo starebbe mettendo in difficoltà la banca centrale.

Quindi la narrativa resta: Russia in crisi, Russia debole, Russia al limite.

E però, contemporaneamente, Russia che continua a sostenere la guerra e, secondo alcuni, pronta addirittura ad allargare il conflitto.

Una contraddizione evidente.

In questo contesto si inserisce perfettamente anche il modo in cui vengono raccontate le operazioni militari sul campo.

Le azioni ucraine vengono sistematicamente enfatizzate. Nelle ultime ore, ad esempio, sono stati esaltati gli attacchi a due navi da sbarco russe al largo della Crimea, così come l’episodio in cui l’esercito ucraino afferma di aver respinto un attacco russo attraverso un gasdotto in disuso nella regione di Sumy, parlando di ingenti perdite russe, decine di morti e mezzi distrutti.

Poi però arriva la precisazione: informazioni non verificabili in modo indipendente. E soprattutto, nessun dato sulle perdite ucraine.

Quindi il quadro è sempre lo stesso: successi ucraini evidenziati, perdite russe amplificate, perdite ucraine assenti o ignote.

Dall’altra parte, le azioni russe vengono ridotte a titoli come “due pensionati uccisi a Nikopol”, senza contesto, senza proporzione.

È un doppio standard narrativo evidente.

Poi c’è la questione dell’oleodotto Druzhba, che apre un altro fronte di contraddizione.

Il nuovo leader ungherese, Péter Magyar, appena eletto al posto di Viktor Orbán, chiede esattamente quello che chiedeva Orbán: riaprire l’oleodotto e riprendere le forniture di petrolio dalla Russia.

Secondo Reuters, Magyar afferma chiaramente che se l’oleodotto è pronto, allora va riaperto subito, e la Russia deve rispettare i contratti.

E qui nasce il problema.

Per mesi ci è stato detto che l’oleodotto era danneggiato, inutilizzabile, impossibile da riparare in tempi brevi. Ora invece si parla di riapertura in 24 ore, con qualche test tecnico.

Allora la domanda è inevitabile.

Se prima era impossibile, come è possibile che ora sia immediato?

E soprattutto, perché non riaprirlo prima, quando Orbán bloccava i 90 miliardi europei proprio per questo motivo?

La sensazione è che quelle giustificazioni tecniche fossero in realtà pretesti politici, utilizzati per mettere in difficoltà Orbán durante la campagna elettorale.

Perché se un problema tecnico si risolve in 24 ore, allora non era tecnico.

Infine, sul piano operativo, nella notte l’Ucraina è stata colpita da 143 droni e 2 missili Iskander, secondo quanto riportato dall’aeronautica militare ucraina.

E questo chiude il cerchio.

Da una parte una Russia descritta come debole e in difficoltà, dall’altra una Russia che continua a colpire in modo massiccio e costante.

In mezzo, una narrazione che continua a selezionare cosa enfatizzare e cosa ridimensionare, mantenendo insieme versioni tra loro incompatibili.

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Danilo Torresi