USA PRONTI A DICHIARARE VITTORIA | MA LA GUERRA È PERSA


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Gli Stati Uniti sarebbero pronti a dichiarare vittoria nonostante abbiano perso la guerra. Stanno tentando di costruire una finta vittoria per risolvere un po’ di problemi interni legati alle elezioni di medio termine. Questo è quello che starebbero valutando, mentre la situazione peggiora sempre più rapidamente.

Oggi, mercoledì 29 aprile, i prezzi stanno aumentando sempre di più e i paesi europei incontrano sempre più difficoltà. Non solo quelli con problemi cronici come l’Italia, ma anche le ex locomotive d’Europa, come la Germania, che lamenta un raddoppio dei prezzi del bitume e quindi non riesce più a far fronte alla manutenzione e al rinnovamento delle strade. Uno degli elementi che veniva sempre portato a esempio — “eh ma in Germania le strade sono perfette” — oggi inizia a scricchiolare.

Nel frattempo, l’accordo per la fine della guerra in Iran stenta ad arrivare. Secondo quanto riporta NTV citando il The Wall Street Journal, Trump avrebbe respinto le richieste dell’Iran e avrebbe dichiarato di voler inasprire ulteriormente il blocco, continuando a prorogare questo blocco totale, cioè il blocco navale, con l’obiettivo di stringere il cappio attorno al collo dell’Iran. L’idea è sempre quella: mantenere una pressione economica sull’Iran per costringerlo a piegarsi e accettare tutte le condizioni statunitensi, così da poter dire alla fine: “abbiamo vinto”.

Peccato che queste dichiarazioni non trovino riscontro nella realtà.

La guerra dura da più di due mesi e, secondo un’agenzia tedesca e dati riportati dalle Nazioni Unite, il traffico nello stretto di Hormuz è diminuito di oltre il 95%. Di fatto è quasi azzerato. Negli ultimi giorni, come se fosse un successo, è passata una sola petroliera. Una. E per giorni interi zero. Sempre secondo le Nazioni Unite, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di circa il 6%, mentre il petrolio in Europa è aumentato del 53%.

E questo significa una cosa molto semplice: noi europei stiamo pagando il conto.

La guerra del 28 febbraio, scatenata da Stati Uniti e Israele, ha prodotto esattamente l’opposto di quello che dichiaravano. Non hanno ottenuto nulla: il sistema missilistico iraniano è ancora lì, il programma nucleare non viene abbandonato, anzi oggi è più determinato di prima, e il controllo dello stretto di Hormuz — che prima non era nemmeno un problema — oggi è nelle mani dell’Iran.

Quindi zero risultati, ma prezzi alle stelle e una crisi che, come dicevano già molti analisti, una volta superata una certa soglia ce la porteremo dietro per mesi o anni.

Gli Stati Uniti hanno perso la guerra, e come spesso succede se ne andranno lasciando il problema agli altri, cioè ai cosiddetti alleati, che però vengono trattati più come servi che come partner.

Nel frattempo, secondo NTV e fonti riportate da Reuters, le agenzie di intelligence statunitensi stanno valutando come potrebbe reagire l’Iran nel caso in cui Trump dichiarasse unilateralmente la vittoria. Perché il timore è che l’Iran possa riprendere a bombardare, e quella tregua — che oggi serve come il pane agli Stati Uniti — salterebbe.

L’obiettivo reale qual è? Non è risolvere il problema. È mettere una pezza alla figuraccia internazionale, contenere l’aumento incontrollato dei prezzi dell’energia e soprattutto uscire dicendo “abbiamo vinto”.

Perché il vero problema, alla fine, sono le elezioni di medio termine. Alcuni consiglieri temono perdite pesanti per i repubblicani. Non temono i prezzi, non temono la crisi, non temono il fatto che la benzina possa arrivare a cifre assurde. Temono una cosa sola: la perdita di consenso e di potere.

E questo spiega tutto.

Nel frattempo, lo stretto di Hormuz è sotto controllo iraniano. Nonostante tutte le dichiarazioni, non riescono a liberarlo. E questo vuol dire che, di fatto, l’Iran oggi influenza direttamente i prezzi globali dell’energia.

Il petrolio è sopra i 111 dollari al barile. È diventata la nuova normalità. La benzina sopra i 2 euro al litro è diventata la nuova normalità. Il problema è che gli stipendi sono fermi. Il potere d’acquisto crolla.

E allora la domanda è semplice: come fanno le famiglie a reggere?

Famiglie con due stipendi da 1200 euro, figli, spese in aumento, servizi sempre più a pagamento. E contemporaneamente uno Stato che prende il 40-50% tra tasse e contributi e restituisce sempre meno: sanità sotto pressione, servizi ridotti, costi privati in aumento.

E intanto i media edulcorano, spostano l’attenzione, cercano un nemico esterno: l’Europa, il superbonus, le toghe rosse, qualsiasi cosa pur di non arrivare al punto.

La realtà è una: le politiche sono contro i cittadini.

E gli effetti si vedono ovunque. Anche in Germania. Il governo tedesco voleva investire miliardi per modernizzare strade e ponti, ma l’aumento dei costi ha bloccato tutto. Il prezzo del bitume, che deriva dal petrolio, è raddoppiato in due mesi. E il grosso degli aumenti deve ancora arrivare.

Questa è la situazione.

E capirla, fissarla bene in testa, è fondamentale. Perché altrimenti succede sempre la stessa cosa: ti ritrovi nei problemi, non capisci da dove arrivano, qualcuno ti indica un nemico semplice… e tu lo segui.

Funziona così.

E oggi, sì, sono inc****to.

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Danilo Torresi