MARCIA INDIETRO SUL GREEN DEAL? | ITALIA PIÙ CARA D’EUROPA


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L’Italia e l’Europa, a scoppio ritardato, si accorgono che la mancata transizione energetica verso le fonti rinnovabili oggi è un problema. Dopo essere tornati indietro, adesso, un po’, ci ripensano.

Secondo un articolo del Il Sole 24 Ore, tra una settimana scade il taglio delle accise del decreto Meloni, quello sul caro carburanti, che nei fatti non ha funzionato, perché il costo dei carburanti è rimasto altissimo a causa della guerra in Iran. Il titolo è molto chiaro: “Tra una settimana scade il taglio accise: senza interventi, gasolio più caro d’Europa”.

Il primo maggio scade il taglio di circa 24,4 centesimi al litro e, se non verrà prorogato, torneremo ad avere i prezzi più alti d’Europa, con una differenza enorme rispetto agli stipendi, che invece restano tra i più bassi. E qui il problema è evidente: milioni di famiglie italiane si troveranno schiacciate tra costo della vita e redditi bassi.

Il governo sta cercando di trovare fondi, ma lo stesso Giancarlo Giorgetti ha detto chiaramente che i fondi non ci sono. E secondo lui la priorità dovrebbe essere rivedere la politica di riarmo, perché il costo dell’energia sta creando danni molto più immediati e concreti. Quando aumenta il costo dell’energia, non colpisce solo i cittadini, ma anche imprese e industrie, e questo porta dritti verso la recessione.

Se il taglio delle accise non verrà prorogato, l’aumento sarà immediato: circa 25 centesimi in più al litro. Oggi la benzina è intorno a 1,98 euro al litro, il gasolio a circa 2,30 euro, con picchi anche più alti. E mentre succede tutto questo, l’Europa si riunisce a Cipro e continua a destinare risorse enormi, come i 90 miliardi per l’Ucraina, mentre fatica a trovare centinaia di milioni per affrontare una crisi energetica che colpisce direttamente cittadini e imprese. E qui si crea una frattura evidente tra le priorità politiche e le necessità reali.

E allora arriviamo al punto vero.

Se negli anni si fosse mantenuta una linea coerente sul Green Deal e sulla transizione energetica, oggi l’Europa si troverebbe in una posizione completamente diversa. Avrebbe meno dipendenza dai combustibili fossili e subirebbe meno gli shock delle crisi geopolitiche.

Ma il problema è che quella transizione è stata raccontata e imposta in modo ideologico. È stata percepita come un obbligo, come un costo imposto ai cittadini, basti pensare al tema delle auto elettriche, percepite come troppo costose e non accessibili. Questo ha generato un forte malcontento, che una parte politica — soprattutto la destra, anche in Italia — ha cavalcato.

E quindi si è passati da un estremo all’altro.

Da una transizione percepita come obbligatoria e forzata, all’abbandono totale della transizione stessa.

E oggi si scopre che forse quella transizione, se fatta con criterio, avrebbe mitigato la crisi energetica attuale.

E qui emerge una contraddizione enorme.

Perché mentre si parla di transizione green, si spinge contemporaneamente sul riarmo europeo e sull’invio continuo di armi all’Ucraina. Due visioni completamente diverse: da una parte una visione strutturale e di lungo periodo, dall’altra una gestione emergenziale e militare.

Nel frattempo, mentre in Europa si discute, si torna indietro e poi si prova a ripartire, altri Paesi sono andati avanti.

La Cina, per esempio.

Per anni è stata usata come alibi: “perché dobbiamo fare la transizione noi se la Cina inquina?”. E invece, nel frattempo, la Cina ha fatto esattamente il contrario. Ha investito, ha sviluppato, ha ampliato la produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto solare, ma anche eolico e idroelettrico, arrivando a superare il 50% della produzione interna da rinnovabili.

Un processo continuo, che va avanti, mentre altri Paesi seguono quella strada.

E l’Europa resta indietro.

E qui sta il punto.

Anche se non volevi farlo per una questione ambientale, potevi farlo per una questione di indipendenza economica ed energetica.

E invece no.

Ora arriva la crisi e si tenta di correre ai ripari.

Arriva questo piano chiamato Accelerate EU, pensato per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Prevede nuovi aiuti, una riduzione della pressione fiscale sull’energia per le industrie energivore e per i nuclei più fragili.

Ma il problema resta lo stesso.

Si interviene dopo.

Sempre dopo.

Si chiude il recinto quando i buoi sono già usciti.

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Danilo Torresi